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	<description>Chi scrive male, pensa male.</description>
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		<title>Il Grillo non parlante</title>
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		<pubDate>Sat, 12 May 2012 12:27:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>albyok</dc:creator>
				<category><![CDATA[politica]]></category>
		<category><![CDATA[beppe grillo]]></category>
		<category><![CDATA[movimento 5 stelle]]></category>
		<category><![CDATA[talk show]]></category>

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Come tutti gli esseri viventi, Beppe Grillo ha i suoi pregi e i suoi difetti. È un personaggio attivo, propositivo e coinvolgente, ma dall&#8217;altro lato &#8230;]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><a href="http://n4stia.deviantart.com/"><img class="size-full wp-image-2471 aligncenter" title="BeppeGrillo" src="http://albyok.altervista.org/pensoscrivo/wp-content/uploads/2012/05/BeppeGrillo.jpg" alt="" width="600" height="450" /></a></p>
<p style="text-align: left;">Come tutti gli esseri viventi, Beppe Grillo ha i suoi pregi e i suoi difetti. È un personaggio attivo, propositivo e coinvolgente, ma dall&#8217;altro lato è incappato spesso in qualche bufala internettiana, non è disponibile a confronti da pari a pari e per certi versi sì, è un po&#8217; populista. Io ho fatto parte, e virtualmente ne sono ancora membro, del Movimento 5 Stelle della mia città. Ci entrai 2 anni fa, quando ancora eravamo una zattera  nell&#8217;immenso mare politico e non c&#8217;erano certezze. Mi piaceva Grillo, ma questo poco c&#8217;entrava con il Movimento. Ogni città ha i suoi interpreti, e tutti possono essere o buone o cattive persone. Pregi e difetti, ricordate? Ho voluto quindi conoscere i rappresentanti della mia città e decidere sulla base di questa conoscenza se aderire o meno al Movimento.<span id="more-2470"></span><br />
Le cose andarono bene e riuscimmo ad ottenere un posto in comune, con un consigliere senza radici. Infatti oggi non è più lo stesso di due anni fa, ma ha passato il testimone in maniera molto tranquilla ad un altro membro del Movimento. In queste settimane, a causa anche delle ultime elezioni amministrative e approfittando di uno momenti più brutti per la politica &#8220;vecchia&#8221;, il Movimento 5 Stelle sta raggiungendo risultati stratosferici e addirittura c&#8217;è chi si spinge a parlare di posizioni nel Governo. Dato che è assolutamente da non informati definire Grillo come leader politico del Movimento (semmai carismatico), ho mal digerito il suo diktat riguardo al divieto di partecipazione ai talk-show. La ragione ufficiale è che i talk-show siano un metodo vecchio di informare, pieno di &#8220;trappole&#8221; e di giornalisti / conduttori che ti possono mettere in difficoltà.</p>
<p style="text-align: left;">Per dirlo alla Grillo, questa è una cazzata. Sapete quanto io odi la religione e, mi pare di averne già parlato, sapete anche quanto odi la risposta &#8220;beh, non puoi metterla su un piano razionale&#8221;. La risposta universale per sfuggire ad un confronto ad armi pari. Questa scelta mi pare si avvicini molto a questo metodo d&#8217;evasione e la trovo assolutamente ingiustificabile. Per non lasciare che la mia accusa sia inconsistente, procedo per punti.</p>
<p style="text-align: left;">I talk-show non sono un metodo vecchio di informare, sono un altro metodo di informare. In maniera assoluta mi sembrano anche un buon metodo, dato che ci sono delle persone che si confrontano in maniera diretta. Il fatto poi che in Italia queste persone siano sempre le stesse, che le loro frasi siano degli slogan e che spesso sciorinino dati falsi, è un problema assolutamente non collegabile direttamente alla natura dei talk-show. Sempre il discorso del cacciavite usato per ammazzare la suocera. Se una persona è onesta, preparata e anche sufficientemente sveglia (peraltro qualità che mi piacerebbe riscontrare nel mio candidato ideale) perché dovrebbe preoccuparsi del discutere con gli altri? Anzi, non dovrebbe essere galvanizzato dal fatto di poter essere una ventata d&#8217;aria fresca in un panorama politico di mummie? Non sarebbe un vantaggio clamoroso quello di potersi mettere accanto a politicanti e dire &#8220;ehy cittadino, guarda! Loro sono così, ma non siamo tutti uguali&#8221;.</p>
<p style="text-align: left;">Per quanto riguarda le trappole e i giornalisti cattivi, qua ci sono principalmente due fattori da analizzare. Decidiamoci: o i giornalisti sono asserviti ai poteri forti oppure sono &#8220;cattivi&#8221;. Le due cose si escludono a vicenda. Ma anche se si beccasse il giornalista &#8220;cattivo&#8221;, che problema dovrebbe avere una persona dalla coscienza pulita? Quale domanda può mettere in difficoltà una persona onesta e dai sani principi? Nessuna. Continuo quindi a non capire che tipo di trappola potrebbe essere tesa agli esponenti del Movimento 5 Stelle. Un cattivo politico dovrebbe aver paura di un giornalista cattivo. Un buon politico dovrebbe sfoggiare con orgoglio i propri principi.</p>
<p style="text-align: left;">Ma allora perché Grillo fa questo? Provo a dirvelo io. Una delle cose che più non mi sono andate giù del Movimento, è il logo. Sembra carino, ma c&#8217;è quel belin di rimando al sito di Beppe Grillo che davvero non si può guardare. E non parlo del punto di vista estetico, ma proprio da quello morale. Grillo ha dato il via al Movimento, ne è il leader carismatico ed è sicuramente il suo primo promotore. Proprio però in queste vesti dovrebbe capire di non poterne invadere la libertà tanto da renderlo molto più simile ai tanto bistrattati &#8220;partiti classici&#8221;. Vaglielo a spiegare a qualcuno che il Movimento è &#8220;indipendente&#8221;, quando sul logo c&#8217;è scritto chiarissimo &#8220;www.beppegrillo.it&#8221;. Non &#8220;www.movimento5stelle.it&#8221;, ma proprio il rimando al blog di Beppe. Questa è una gaffe clamorosa.</p>
<p style="text-align: left;">Sapendo poi della risonanza delle tue parole, caro Beppe, evita certe uscite. Sii così intelligente da capire che certe prese di posizioni tue, vengono associate al tutto il Movimento. E ogni volta è un dramma dover fare i distinguo o prendere le distanze dalle sue dichiarazioni. Paradossalmente Beppe è il fondatore del movimento, ma non dovrebbe farne parte in maniera così pesante. E adesso, con quest&#8217;ultima uscita, rischia di tarpare le ali ad un movimento che invece dovrebbe invadere qualsiasi mezzo informativo. Immaginatevi se gli si può chiedere di star fuori dalla TV, che ahimè è ancora la fonte principale d&#8217;informazione della maggior parte dei cittadini. Ma invitali a mostrare le loro facce. Invitali a giocare al &#8220;trova le differenze&#8221; con i vari Alfano, Bersani, Casini. È brutto da dire, ma davvero basterebbe mostrare delle facce oneste oggi in Italia per racimolare i voti.</p>
<p style="text-align: left;">Io ho voglia di qualcosa veramente nuovo. Voglio un partito degli onesti e competenti, non dei ragazzi &#8220;simpatici&#8221; al cui vertice c&#8217;è un comico che fa ridere con i suoi monologhi. Nel Movimento ci sono tanti onesti e competenti. Prendetene il controllo. In maniera positiva! Non fate sì che per l&#8217;ennesima volta arrivi ai cittadini un&#8217;immagine distorta di questo Movimento. Grillo, renditi utile al Movimento, senza necessariamente rendere utile il Movimento a te. Vai anche tu in una trasmissione e dimostra finalmente che non sei buono solo per i monologhi. Parla in maniera umana! Mi sono rotto di vedere trasmissioni che mandano i tuoi video senza interattività. E rispondi! Perché so che se ti arrivasse questo post, tu mi manderesti a fanculo, senza neanche provare a darmi risposte concrete alle mie accuse.</p>
<p style="text-align: left;">Detto questo, non ho affermato che il Movimento 5 Stelle sarà sicuramente un buon partito (sì, partito) e su questa questione ho le mie riserve di cui probabilmente vi renderò partecipi in futuro. Sicuramente è però una ventata d&#8217;aria fresca che potrebbe mettere in discussione un ambiente ormai diventato fine a se stesso, dove in confini di destra e sinistra si mischiano paurosamente in certi ambiti e si vedono i leader delle due fazioni ridere insieme, quando dovrebbero quasi odiarsi. Magari il Movimento 5 Stelle non sarà il futuro in toto, ma è sicuramente un fattore positivo che potrebbe e dovrebbe, influenzare positivamente la politica, facendo capire ai &#8220;vecchi&#8221; che il cittadino non è più così stupido e disinformato. Che il cittadino può mettersi insieme ad un altro cittadino.</p>
<p style="text-align: left;">E se non fanno proposte migliori di questa &#8220;anti-politica&#8221;</p>
<p style="text-align: left;">Beh, allora mi prendo volentieri l&#8217;anti-politica.</p>
<p><a class="a2a_dd a2a_target addtoany_share_save" href="http://www.addtoany.com/share_save#url=http%3A%2F%2Fwww.albertoschiariti.net%2Fpensoscrivo%2Farchives%2F2470&amp;title=Il%20Grillo%20non%20parlante" id="wpa2a_2">Condividi</a></p>]]></content:encoded>
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		<title>L&#8217;ultimo appiglio</title>
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		<pubDate>Sat, 05 May 2012 18:17:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>albyok</dc:creator>
				<category><![CDATA[riflessioni]]></category>
		<category><![CDATA[discutere]]></category>

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		<description><![CDATA[
A me capita spesso di discutere con le persone e spesso vengo bollato come polemico. La via più facile da seguire è quella di dire &#8230;]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><a href="http://stren.deviantart.com/"><img class="size-full wp-image-2464 aligncenter" title="Ultimo-Appiglio" src="http://albyok.altervista.org/pensoscrivo/wp-content/uploads/2012/05/Ultimo-Appiglio.jpg" alt="" width="600" height="450" /></a></p>
<p style="text-align: left;">A me capita spesso di discutere con le persone e spesso vengo bollato come polemico. La via più facile da seguire è quella di dire che &#8220;è sempre colpa degli altri&#8221;, ma io mi sono voluto chiedere il perché mi capiti così spesso rispetto ad altri. Beh, in realtà non è una cosa molto difficile da capire. Il fatto è che mi interesso di tantissimi argomenti e non riesco a stare zitto quando sento certe esternazioni. Ho anche l&#8217;hobby, se si può chiamare tale, di scavare a fondo nelle questioni e aver quindi posizioni abbastanza solide a riguardo. Questo mi porta a chiedere molte spiegazioni quando vengono messe in dubbio le mie &#8220;certezze&#8221;, ma queste richieste mi hanno portato ad analizzare il fenomeno del &#8220;cosa e come&#8221;.<span id="more-2463"></span></p>
<p style="text-align: left;">Quando parlo con qualcuno, tendo a concentrarmi quasi completamente sul &#8220;cosa&#8221; della questione. Se poi entrambi stiamo discutendo in maniera specifica di qualcosa, il &#8220;come&#8221; viene totalmente eliminato. Ora, io non pretendo che tutti si debbano comportare come me, ma è oggettivamente dimostrabile che in praticamente ogni ambito &#8220;cosa&#8221; si fa è più importante del &#8220;come&#8221; si fa. Il tipo un po&#8217; scortese che fa buone cose, è sempre meglio del tipo dalle buone maniere, ma che poi non combina niente o fa cattive cose. Mi sono trovato alcune volte in situazioni così paradossali che ho sentito il bisogno di stilare una specie di tesi su questa questione e tirare delle conclusioni.</p>
<p style="text-align: left;">Ognuno ha il suo modo di esprimersi. Ce ne sono di oggettivamente fastidiosi, ma generalmente nel giudicare il comportamento degli altri si fa il clamoroso errore di porre come standard il proprio comportamento, senza chiedersi quali siano effettivamente dei range oggettivi di accettabilità. Ma il punto che voglio affrontare non è esattamente questo. Quando si discute con qualcuno, è semplicemente ridicolo buttare nella discussione fattori che non c&#8217;entrano niente con la discussione stessa. Per diminuire un po&#8217; il mio ego, allargo la questione a quel tipo di discussioni che magari si sentono spesso nelle trasmissioni politiche. Quante volte avrete sentito la frase &#8220;&#8230;dicendo questo lei offende tutti gli italiani!&#8221; o una delle sue svariate forme? Ma cosa sono queste se non maniere evasive per non affrontare la questione, il &#8220;cosa&#8221;? Quante discussioni ho visto bloccarsi su queste minuzie che però, per chi non ha più argomenti per <em>difendersi</em>, diventano l&#8217;ultimo appiglio per la salvezza! Quante discussioni religiose ho visto bloccarsi sul nascere perché &#8220;il tuo approccio è sbagliato&#8221;. Perché &#8220;ah, ma se la metti su questo piano allora non ne parliamo neanche&#8230;&#8221;.</p>
<p style="text-align: left;">E io odio questa cosa. È triste ed è un modo meschino per cercar di rigirare le questioni. Quando si parla di qualcosa, se davvero si ha qualcosa da dire a riguardo (c&#8217;è sempre la sottovalutata opzione di tacere), il &#8220;come&#8221; viene espresso il concetto a meno che questo non lo pregiudichi <strong>totalmente</strong>, è un fattore secondario. Se a me va di dire a qualcuno che ha detto un <strong>cazzata </strong>(perché lo penso), che senso rispondermi &#8220;tu non ti puoi permettere di dire che ho detto un cazzata&#8221;? O il celeberrimo &#8220;io sono tuo padre e quindi questa cosa non me la puoi dire&#8221;. Non si fa prima a spiegare il perché io mi sbagli invece di soffermarsi e spostare la discussione sul termine che ho usato? Beh, teoricamente sì, ma spesso si dicono cose solo perché si ha la bocca e si pretende che le affermazioni espulse debbano essere inattaccabili secondo il principio della &#8220;libertà di parola&#8221;. Codesti fautori di tal principio dovrebbero stamparsi bene in testa che essere &#8220;liberi&#8221; non significa automaticamente non poter ricevere &#8220;libere&#8221; critiche per quanto espresso. E se la critica è aspra, sottolinearne l&#8217;asprezza non cambia di una virgola l&#8217;affermazione criticata.</p>
<p style="text-align: left;">Per questo non sopporto chi cerca di zittire l&#8217;altro con attacchi personali che non hanno niente di inerente alla discussione stessa. Soprattutto perché questo comportamento spesso coincide con la mancanza di vere argomentazioni per scardinare la posizione dell&#8217;altro. Sfortunatamente per chi mi ha davanti, io non sono quel tipo di persona che &#8220;vive e lascia vivere&#8221;. Vuoi farti un tatuaggio? Buon per te. Decidi per quella maglietta blu molto scollata? Non sono affari miei. Voti Berlusconi? Vai in giro a diffondere la credenza in un essere immaginario lavando il cervello dei bambini? Ti mangi esseri viventi? Questi non sono più affari tuoi. Tu qui invadi anche quella parte di mondo condivisa da tutti e quindi anche da me. Troppe volte ci si fa scudo con frasi come &#8220;io rispetto la tua opinione e tu devi quindi rispettare la mia&#8221;, come se il rispetto avesse scritto nel suo DNA una perversa proprietà commutativa. Non è così! Quando si discute di qualcosa, dal momento in cui si decide di parlarne, si deve accettare che il modo di esprimersi rimanga marginale e che si parli solo di &#8220;cose&#8221;. Anche perché c&#8217;è cresciuta l&#8217;intera politica a parlare di &#8220;come&#8221; e avete sotto gli occhi i risultati. Persone vuote che non fanno altro che promettere, stando bene attenti alla forma dei propri discorsi, ma ignorando totalmente il contenuto. &#8220;Meno tasse per tutti&#8221; è il paradigma perfetto per questo tipo di argomentazioni. Una promessa così bella, che suona bene, ma la cui sostanza è totalmente una stronzata.</p>
<p style="text-align: left;">Se quindi capita anche a voi di far troppa leva sulla forma di un discorso o vi è capitato talvolta di <em>scappare</em> da qualche discussione perché vi siete sentiti aggrediti dall&#8217;interlocutore, chiedetevi se la vostra sensazione sgradevole non provenisse dal fatto che le vostre radici difensive non fossero affatto così solide e che alla prima folata di vento siete stati costretti ad afferrare qualcos&#8217;altro al di fuori di voi. Chiedetevi perché non siate voi stessi sufficienti per spiegare all&#8217;altro il vostro punto di vista. O chiedetevi se davvero il fatto che nessuno vi capisca dipenda solo dagli altri.</p>
<p>Chiedetevelo.</p>
<p style="text-align: left;">Anche se la risposta potrebbe non piacervi.</p>
<p><a class="a2a_dd a2a_target addtoany_share_save" href="http://www.addtoany.com/share_save#url=http%3A%2F%2Fwww.albertoschiariti.net%2Fpensoscrivo%2Farchives%2F2463&amp;title=L%E2%80%99ultimo%20appiglio" id="wpa2a_4">Condividi</a></p>]]></content:encoded>
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		<title>Ignoranza 2.0</title>
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		<pubDate>Sat, 28 Apr 2012 17:32:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>albyok</dc:creator>
				<category><![CDATA[internet]]></category>
		<category><![CDATA[ignoranza]]></category>

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‎Ci sono cose che devono restare inedite per le masse anche se editate. Pound o Kafka diffusi su Internet non diventano più accessibili, al contrario. &#8230;]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><a href="http://likeafairy.deviantart.com/"><img class="size-full wp-image-2451 aligncenter" title="Senza-titolo-1" src="http://albyok.altervista.org/pensoscrivo/wp-content/uploads/2012/04/Senza-titolo-11.jpg" alt="" width="600" height="450" /></a></p>
<blockquote><p>‎Ci sono cose che devono restare inedite per le masse anche se editate. Pound o Kafka diffusi su Internet non diventano più accessibili, al contrario. Quando l&#8217;arte era ancora un fenomeno estetico, la sua destinazione era per i privati. Un Velazquez, solo un principe poteva ammirarlo. Da quando è per le plebi, l&#8217;arte è diventata decorativa, consolatoria. L&#8217;abuso d&#8217;informazione dilata l&#8217;ignoranza con l&#8217;illusione di azzerarla. Del resto anche il facile accesso alla carne ha degradato il sesso.</p>
<p>(Carmelo Bene)</p></blockquote>
<p>Sicuramente un pensiero provocatorio, ma trovo che ci sia più che un fondo di verità in questa riflessione. Internet è senza dubbio la scoperta più importante del &#8217;900 in quanto impatto mediatico. La sua nascita è coincisa con quella di un universo virtuale parallelo dove si può trovare qualsiasi cosa. Sembrerebbe la soluzione perfetta per l&#8217;azzeramento dell&#8217;ignoranza, ma ahimé, non è così. Internet nient&#8217;altro è che l&#8217;amplificatore massimo delle opinioni, e quest&#8217;ultime vengono spesso scambiate per insondabili verità. Inoltre, la sovrabbondanza di informazioni provoca quel fenomeno di &#8220;cultura da fast-food&#8221; che ci porta a ritenerci competenti di una certa materia, solo perché abbiamo letto velocemente e spesso superficialmente una definizione trovata sul web.</p>
<p>Se quindi l&#8217;ignoranza era prima uno stato facilmente riconoscibile, oggi esiste una meta-ignoranza che può diventare pericolosa per la missione che punta a sconfiggerne ogni sua forma. Essendo io un navigatore di internet da tempi immemori, e usandolo praticamente per tutta la giornata, ho avuto modo di delineare dei tratti caratteristici dell&#8217;ignoranza 2.0 che vado ora ad elencarvi:</p>
<ul>
<li>L&#8217;imparzialità. Tendenzialmente, quando si ha un dubbio, si ricerca sempre qualcosa che confermi la nostra tesi. Si cade quindi in un tranello che ci porta ad avere una visione limitatissima dei fatti, circoscritta esclusivamente alle prove che confermano ciò che ci vogliamo sentir dire. Internet è sfortunatamente pieno di qualsiasi tipo di prova. Vere e false. Si deve quindi assolutamente evitare la superficialità nel processo di acquisizione delle informazioni e si deve, possibilmente, provare a cercare anche l&#8217;esatto opposto di quello che vogliamo dimostrare e ponderare poi bene a chi credere.</li>
<li>Il passo indietro. Moltissime bufale fanno leva su un trucchetto molto particolare che vado ad illustrarvi con un esempio. Gli sciachimisti vanno narrando che le presunte scie chimiche depositino l&#8217;elemento bario sulla Terra. Se si cerca di confutare questa tesi, si ottiene ben poco, perché effettivamente analisi del terreno in presunte zone dove sono secondo gli sciachimisti ci sarebbe stato un inquinamento, rilevano la presenza di Bario. Quello che sembra quindi un cerchio perfetto, non lo è per niente. Si deve fare un passo indietro e prendere in considerazione un&#8217;altra ipotesi. Il bario cos&#8217;è? È pericoloso? Davvero deriva dalle scie chimiche? E infatti ponendosi questa domanda <a href="http://www.lenntech.it/periodica/elementi/ba.htm">si scopre che il bario è un elemento comunissimo sulla crosta terrestre</a>.</li>
<li>La fonte. Capitolo importantissimo! Diffidate da qualsiasi informazione da cui non si può capire facilmente la fonte originale. Questo tipo di informazione va trattato alla stregua delle voci di paese e ha molto spesso buonissimi motivi per non citare la propria fonte. Diffidate allo stesso modo di tutte quelle notizie vaghe, senza riferimenti verificabili e che non hanno collocazioni temporali.</li>
<li>Professionalità. Sebbene la tentazione sia forte, leggere una voce Wikipedia non vi rende miracolosamente preparati sul relativo argomento. Ci sono questioni ben più complesse di un riassunto di poche righe. Non che quest&#8217;ultimo sia inutile, ma su argomenti complessi è bene andare cauti e riconoscere i propri limiti. Internet è pieno di persone che, con licenza media, parlano di fisica, discutono di diete come fossero nutrizionisti e curano malattie come fossero medici. Nessuno si aspetta da voi una preparazione ottima in tutti i campi. Non funziona così la conoscenza. Difficilmente un buon fisico, può essere allo stesso tempo anche un buon dottore, perché manca davvero il tempo materiale per potersi impegnare su dei fronti così ampi. Immaginate se quindi voi, dopo aver letto un breve riassuntino di 2 righe, potete discutere di certi argomenti.</li>
</ul>
<p>Tornando alla citazione, e soffermandoci sull&#8217;arte, non si può che in parte condividere la riflessione. Sebbene possa sembrare solo positivo l&#8217;allargamento dell&#8217;accessibilità artistica ai più, spesso si decade in maniera clamorosa. Ho già scritto in passato cosa penso di <a href="http://albyok.altervista.org/pensoscrivo/archives/1680">certe persone</a>, e non posso che ribadire il concetto. Solo perché il palcoscenico di Internet è mediamente vasto, nulla fa automaticamente di voi un pittore, un fotografo, un musicista e quant&#8217;altro. La citazione colta non vi rende colti. Condividere da YouTube Mozart, non vi rende competenti di musica classica. Cosa manca quindi alla fruizione di Internet per essere veramente istruttiva? Il come. Beh, in realtà c&#8217;è, ma è troppo più comodo apprendere solo la parte finale dei concetti. È troppo più semplice citare Platone senza sapere se fosse allievo o maestro di Socrate. Già vi vedo googlare, ma adesso che sapete la risposta, avete colto il tranello?</p>
<p>Occorre quindi un&#8217;istruzione più solida che non faccia diventare Internet una televisione con solamente più canali. Perché, detto tra noi, quanti stanno usando Internet in maniera passiva? E non dite &#8220;Facebook&#8221;! Non lasciate quindi che l&#8217;abuso di informazione vi renda ignoranti in più campi. Usate questa miniera per avere più strumenti e non solo più risposte. Imparate ad imparare e non vergognatevi mai di non sapere. È più vergognoso venire incalzati su argomenti di cui ci siamo voluti dimostrare competenti, ma di cui in verità sappiamo poco o niente. Leggete, ma senza spegnere il cervello.</p>
<p>Ciao, come ti chiami?</p>
<p>Aspetta che controllo su Google.</p>
<p><a class="a2a_dd a2a_target addtoany_share_save" href="http://www.addtoany.com/share_save#url=http%3A%2F%2Fwww.albertoschiariti.net%2Fpensoscrivo%2Farchives%2F2449&amp;title=Ignoranza%202.0" id="wpa2a_6">Condividi</a></p>]]></content:encoded>
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		<title>Si stava meglio quando si stava meglio</title>
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		<pubDate>Sat, 14 Apr 2012 18:04:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>albyok</dc:creator>
				<category><![CDATA[bufale]]></category>
		<category><![CDATA[riflessioni]]></category>
		<category><![CDATA[vecchi tempi]]></category>

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		<description><![CDATA[
I proverbi non li sopporto. Intrisi di una banalità travestita da saggezza, cercano di insegnare, ma falliscono bellamente nel loro intento. Prendete il &#8220;si stava &#8230;]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><img class="aligncenter size-full wp-image-2439" title="Senza-titolo-1" src="http://albyok.altervista.org/pensoscrivo/wp-content/uploads/2012/04/Senza-titolo-1.jpg" alt="" width="600" height="450" /></p>
<p style="text-align: left;">I proverbi non li sopporto. Intrisi di una banalità travestita da saggezza, cercano di insegnare, ma falliscono bellamente nel loro intento. Prendete il &#8220;si stava meglio quando si stava peggio&#8221;. Il paradosso che la frase costituisce dovrebbe insegnare che non sempre progredendo si migliorano le cose, ma il concetto è così poco sviluppato che ha involontariamente creato uno dei comportamenti che più odio: il pensare che gran parte delle cose <em>vecchie</em> fossero migliori delle attuali&#8230; perché vecchie! I film vecchi sono migliori degli attuali, la musica vecchia è migliore di quella attuale e i libri vecchi idem. Il bello è che apparentemente questa logica non sembra avere lacune, dato che se effettivamente qualcuno inizia a citarvi una lista di film o gruppi di musica che hanno almeno 15 anni, paragonandoli a quelli di adesso non c&#8217;è partita.<span id="more-2437"></span></p>
<p style="text-align: left;">Cercherò però di ridimensionare il fenomeno condividendo con voi la mia riflessione. Oggettivamente si possono individuare periodi in cui <strong>sotto certi aspetti</strong> si stava meglio. È indubbio che 50 anni fa l&#8217;aria fosse migliore dell&#8217;attuale. Ci sono molte cose che probabilmente erano migliori, ma sapete una cosa? È la memoria che gioca brutti scherzi, ma soprattutto le finte memorie. Ma andiamo per ordine e dato che ho già parlato di film, musica e libri, vi faccio riflettere su un particolare che forse non tutti hanno notato. Veramente pensate che tutto ciò che veniva prodotto in quegli anni fosse oro? Beh, spiace deludervi, ma la ragione per cui lo sembra è facilissima. Tutto ciò che era cacca&#8230; veniva dimenticato! Se nel 1980 veniva prodotto un film brutto, non c&#8217;era nessun motivo per parlarne nel 1985. Nel 1990 questo film era forse ricordato da pochissimi e nel 1995 quel film non esisteva più. Puff. Sparito. Per un film bello, la sorte era invece diversa e sarebbe stato tramandato fino ai giorni d&#8217;oggi. Cosa succede allora in tutti i campi? La merda viene dimenticata e l&#8217;oro viene tramandato. Facile.</p>
<p style="text-align: left;">Negli anni &#8217;80 ci sono state letteralmente tonnellate di merda sotto forma di musica, film e libri, ma data la loro natura, sono rimasti negli anni &#8217;80. Tutto ciò che è arrivato nei nostri anni è solo il risultato filtratissimo di un procedimento naturale che potremmo quasi associare ad una selezione naturale. Ma se imparare questa cosa può essere solo cultura, voglio arrivare ad un altro punto, naturale proseguo della mia riflessione. Appurato quello che ho appena detto, per favore smettetela di considerare tutto ciò che è vecchio come bello! Non è così! Fatevene una ragione. Ogni cosa è contestualizzata al suo tempo e anzi, spesso non viene capita nel suo tempo. E sapete perché? Perché è <strong>pericoloso</strong> e difficile sviluppare un senso critico atemporale. È molto più facile andare a pescare dal passato roba &#8220;sicura&#8221; e far finta di essere degli intenditori. Ma è da intenditori pescare da uno scatola dove la roba cattiva è già stata tolta? Affatto. Affatto.</p>
<p style="text-align: left;">È quindi giusto apprezzare le opere del passato, che per il semplice motivo che sono giunte a noi, devono avere qualche tipo di valore. È ancora più giusto potenziare i propri sensi e renderli indipendenti dal pecorame. Se trovo un libro che mi piace, non devo sentirmi in colpa perché il suo autore non è ancora morto. Se mi piace una canzone di quest&#8217;anno, non è detto che a prescindere sia musica di cacca. State sicuri che tra 20 anni si parlerà degli anni 2000 come quel periodo in cui &#8220;si faceva buona musica&#8221;, &#8220;si facevano buoni film&#8221; e tutto il resto. Tutti i &#8220;Natale a&#8230;&#8221; saranno morti e sepolti, però &#8220;Drive&#8221; sarà arrivato ai vostri nipoti e sarà annoverato tra i capolavori del passato. Anche se il presente di allora non l&#8217;aveva apprezzato poi troppo.</p>
<p style="text-align: left;">Per riflettere sull&#8217;influsso di questo comportamento, si può anche allargare il discorso alle false memorie. Frasi come &#8220;eh, ci sono molti più omicidi ai giorni d&#8217;oggi&#8230;&#8221; necessiterebbero delle domande. Davvero? Sei sicuro? Ma chi te l&#8217;ha detto? <a href="http://www.streetgangs.com/homicides/homicidechart.html">Perché io penso di no</a>. Frasi come &#8220;eh, una volta sì che si mangiava sano&#8230;&#8221;. Ma quando mai? Ma avete presente che <a href="http://www.law.cornell.edu/uscode/text/15/1451">prima del 1966</a> non esistevano neanche gli ingredienti stampati sui prodotti? Vi rendete conto delle condizioni di igiene di infimo livello?  È quindi solo l&#8217;ignoranza a governare queste frasi e sfortunatamente, proprio come un virus, esse si propagano e diventano l&#8217;argomento principale dei futuri anziani.</p>
<p style="text-align: left;">Un altro degli effetti collaterali di questa <em>malattia</em>, è quello di considerare tutto ciò che è nuovo, brutto. Qualsiasi novità che vi obbliga a cambiare le vostri abitudini è brutta. Senza neanche fermarsi un attimo a pensare. Su Facebook questa malattia raggiunge il suo massimo apice, data la sua popolosità. Ogni cambiamento è un continuo lamentarsi di quanto era meglio il passato. Senza ricordarsi che quel passato che ricordiamo con nostalgia, qualche mese prima era l&#8217;odiato futuro. Tutto ciò è semplicemente ridicolo, dato che si ripete perennemente.  E questa malattia si diffonde anche tra i giovani vecchi. Ventenni che pensano al loro passato (quale!?) e ricordano con nostalgia di aver giocato con i Pokemon quando le generazioni di oggi andavano in discoteca. Oppure quindicenni che sottolineano quanto si stesse bene ai tempi del Duce. Quindicenni. Persone nate quasi nel nuovo millennio che si ricordano di un periodo di più di 50 anni antecedente alla loro nascita.</p>
<p style="text-align: left;">Insomma, spero che questa mia riflessione possa in qualche modo cambiare in meglio la vostra percezione del passato, presente e futuro. Che vi faccia guardare ai lati negativi come normalità e non come eccezione. Tutti i tempi hanno avuto i loro pro e i loro contro. Come già detto, ci sono tempi in cui oggettivamente alcune cose erano migliori e altre peggiori, ma state attenti quando vi &#8220;ricordate&#8221;. Le false memorie sono in agguato. Diventate esperti del presente, imparando dal passato sì, ma senza idolatrarlo inutilmente. Solo allora il futuro potrà veramente guardare a voi con paura di essere a di meno. E badate bene che una cosa che è sicuramente cambiata è la memoria digitale. Difficilmente si scorderà la stessa quantità di cose rispetto alle generazioni passate. Il futuro magari non avrà bisogno di un blogger.</p>
<p style="text-align: left;">Che ricordi agli altri che anche nel passato,</p>
<p style="text-align: left;">La merda aveva un cattivo odore.</p>
<p><a class="a2a_dd a2a_target addtoany_share_save" href="http://www.addtoany.com/share_save#url=http%3A%2F%2Fwww.albertoschiariti.net%2Fpensoscrivo%2Farchives%2F2437&amp;title=Si%20stava%20meglio%20quando%20si%20stava%20meglio" id="wpa2a_8">Condividi</a></p>]]></content:encoded>
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		<title>The Italian Job</title>
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		<pubDate>Tue, 10 Apr 2012 12:54:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>albyok</dc:creator>
				<category><![CDATA[riflessioni]]></category>
		<category><![CDATA[articolo 18]]></category>
		<category><![CDATA[lavoro]]></category>

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Attenzione! Attenzione! Articolo potenzialmente lungo! La lettura potrebbe addirittura protrarsi fino ai 5 minuti! Per scriverlo ci ho messo più di un&#8217;ora però. Vi ho &#8230;]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><a href="http://ottomatt.deviantart.com/"><img class="size-full wp-image-2426 aligncenter" title="500" src="http://albyok.altervista.org/pensoscrivo/wp-content/uploads/2012/04/500.jpg" alt="" width="600" height="450" /></a></p>
<p>Attenzione! Attenzione! Articolo potenzialmente lungo! La lettura potrebbe addirittura protrarsi fino ai 5 minuti! Per scriverlo ci ho messo più di un&#8217;ora però. Vi ho avvertiti. Se non vi va di leggerlo, non siete il tipo di persona per cui è scritto, quindi non fatelo e ci guadagniamo entrambi.</p>
<p>Chi vi scrive è formalmente un disoccupato. Ho <a href="http://albyok.altervista.org/pensoscrivo/archives/2163">lasciato il lavoro</a> a Novembre 2011, ho <a href="http://albyok.altervista.org/pensoscrivo/archives/2191">lavorato</a> per 3 mesi per un&#8217;altra azienda con cui non ho potuto concretizzare un contratto per problemi economici e attualmente sto studiando un linguaggio di programmazione in autonomia per sviluppare applicazioni per iPhone e iPad mentre svolgo qualche lavoretto. Nonostante non abbia attualmente un&#8217;entrata fissa, non mi sento particolarmente preoccupato. Conosco i miei mezzi e ho dei risparmi da parte che mi consentono ancora di respirare più che abbondantemente. Chiaro che non posso però starmene con le mani in mano e mi interessa lo sviluppo del mondo del lavoro, soprattutto in questo periodo di grande movimento. Probabilmente quello che scriverò in questo post farà indignare anche quelli che solitamente sono d&#8217;accordo con i miei articoli, ma vi invito a svuotare la mente dai pregiudizi e da un&#8217;altra cosa importantissima: il vostro interesse. Può sembrare banale dirlo, ma spessissimo le persone reputano una cosa non giusta esclusivamente in base al proprio interesse. Le cose non funzionano così, mi spiace.<span id="more-2425"></span></p>
<p>Vi parlo quindi della questione &#8220;Articolo 18&#8243; e di cosa io ne pensi a riguardo. Intanto cos&#8217;è l&#8217;articolo 18? C&#8217;è chi addirittura lo va a cercare nella costituzione, dimostrando la totale estraneità alle nozioni base della legge, ma per ottenere una ricerca più proficua deve ripiegare sullo Statuto dei Lavoratori. È lì che lo dovete cercare, ma io oggi voglio affrontare la questione in maniera più ampia e radicale. Parafrasando Monti, trovo l&#8217;intero mondo del lavoro di una rigidità incredibile. Prima che vi accendiate inutilmente, esplico il termine. Con rigidità intendo che la missione principale della maggior parte delle persone che escono da una scuola è&#8230; trovare un lavoro. Non lavorare, badate bene, ma trovare un lavoro. Qualsiasi. Basta <em>che mi paghino</em>. Già questo è sbagliatissimo. Non voglio scaricare l&#8217;intera colpa sui giovani o su chi cerca lavoro, c&#8217;è però da dire che poche volte ho visto qualcuno cercare <em><strong>il</strong></em> lavoro o addirittura provare a crearsi il proprio. Perché questa missione è impossibile? Proprio perché, tornando all&#8217;inizio, il mondo del lavoro è di una rigidità incredibile.</p>
<p>Una volta usciti da scuola, parte una specie di conto alla rovescia. Devi assolutamente trovare un lavoro, pena il fallimento totale della vita. Non c&#8217;è tempo per le proprie passioni. Trovati un cazzo di lavoro, sgobba 5-6 giorni alla settimana, paga le bollette e muori. E naturalmente attaccati a questo lavoro con i denti e le unghie. Anche se non ti piace, chissene. Quella è la tua fonte di reddito e se lo perdi, è finita. Nel mio mondo ideale, si dovrebbe invece cercare un lavoro che piace. Farlo quindi con passione e senza che esso, occupando gran parte della tua vita, lentamente ti logori e ti faccia arrivare alla vecchiaia in men che non si dica. Inoltre, se ad un certo punto della tua vita ti va di cambiarlo, ben venga. Non dovrebbe essere un dramma. Come però avete potuto notare dalla cronaca, oggi perdere il lavoro <a href="http://www.tgcom24.mediaset.it/cronaca/puglia/articoli/1040701/salento-giovane-perde-il-lavoro-si-suicida-per-la-disperazione.shtml">può portare anche a togliersi la vita</a>. Capite? No, perché io non riesco a capire come ci siamo arrivati.</p>
<p>La vita è tutto. La vita è il contenitore di qualsiasi cosa. Se la tua mente non perde colpi, qualsiasi cosa accada, anche la più brutta del mondo, non può mai essere più brutta della perdita della propria vita. Se siamo arrivati quindi, a toglierci la vita a causa della perdita del lavoro, qualcosa è andato storto. E torniamo di nuovo all&#8217;inizio. È sempre colpa della rigidità del lavoro e dell&#8217;immane e terribile mondo che lo governa. Teoricamente lavorare dovrebbe essere semplice. Un contadino cerca un aiutante per zappare. Ti piace zappare e vuoi racimolare qualche soldo per avere un giorno una tua fattoria? Vai dal contadino, ti presenti e ti fai squadrare bene. Piaci al contadino? Qua la mano! La zappa è tua. Produci per 2000€? Il contadino se ne prende una piccola parte per fornirti i mezzi con cui lavori, facciamo 100€. Poi ne da allo stato un&#8217;altra parte per pagare scuole, ospedali e il resto, facciamo altri 100€. Ne trattiene un&#8217;altra piccola parte perché ti ha fornito il lavoro. Ecco qua, 1700€ tuoi. Un giorno al contadino non conviene più che lavori per lui? Beh, la fattoria è sua. Ti viene a parlare, ti spiega la situazione e ti mette in grado di poter trovare un altro lavoro senza troppi problemi, dandoti 3 mesi di tempo in cui puoi continuare a lavorare alla fattoria, oppure un po&#8217; di soldi. Vi stringete la mano e decidi qual è la prossima tappa.</p>
<p>Ma il lavoro vero non funziona così (per i dipendenti). Ci sono dodicimila tipi di contratto. Quanto produci, non influisce praticamente per niente su quello che guadagni. Motivazione a produrre di più o meglio: zero. Se prendi 1000€, non si sa perché, altri 1000€ devono essere versati fra tasse varie. Se il tuo datore di lavoro vuole licenziarti, deve avere una buona scusa, altrimenti non può mandarti via. Dalla sua azienda. E qua arriva l&#8217;antipatia. Vi rinnovo l&#8217;invito a non guardare solo il vostro interesse, ma a diventare super-partes. Per quale motivo io, persona che ho dei dipendenti, se da un giorno all&#8217;altro decido che per qualche motivo ne devo mandare via qualcuno, devo fornire una giustificazione allo stato? Fermo restando il punto che per nessun motivo una persona ne licenzierebbe un&#8217;altra se questa &#8220;gli conviene&#8221;, perché dovrebbe tenerla se non ne ha più bisogno? So che può apparire brutale, ma io penso che la risposta sia una. E che molti ne abbiano una tremenda paura. Prendo la rincorsa.</p>
<p>Trovare lavoro oggi è spesso questione di culo. Una volta trovato lavoro si da per scontato che quel lavoro ci spetti. Per sempre. A prescindere dal nostro comportamento e a prescindere dai mutamenti dell&#8217;azienda. Ma indovinate? Non è così. Se un giorno acquisto un macchinario che mi fa il lavoro di 10 persone e queste persone non so davvero dove metterle&#8230; quanto non ha assolutamente senso dover tenere per forza queste persone? Se vi astraeste dai vostri interessi, la risposta sarebbe una sola, ma voi avete paura di perdere il lavoro (giustamente) e dovete appigliarvi a questo fantomatico diritto che dice che qualcuno deve fornivi il lavoro. Anche se non gli conviene e potrebbe essere più efficiente in altri modi. Questa è una buffonata. Seriamente. Il lavoro dovrebbe essere una cosa seria, cristallina e senza avvocati e leggi a tutelare cose da cui non si dovrebbe essere tutelati. Io ti pago una certa cifra se tu mi fai guadagnare un&#8217;altra cifra. Fine della storia. Se non sai fare niente e la perdita del lavoro ti getta in un oblio, di chi è la colpa, se di colpa si può parlare?</p>
<p>Nel mio mondo ideale il lavoro funzionerebbe quindi così: non vuoi lavorare? Hai diritto alle cose di base. Una piccola casa, acqua, corrente e sostentamento di base. Ti va invece di fare soldi? Ti metti in gioco. Totalmente. Crei un&#8217;azienda o ci vai a lavorare. Se la crei, decidi tu. Tutto. Se ci vai a lavorare e accetti le condizioni di lavoro, accetti il fatto che da un giorno all&#8217;altro potresti non servire più. Ti chiedi perché (potrebbe non essere colpa tua) e ricominci un&#8217;altra avventura. Niente lavori inutili creati solo perché &#8220;si deve dar lavoro&#8221;. Persone che non sono più anonime parti di un gigantesco ingranaggio, ma esseri senzienti che vengono pagati in base a quello che sanno offrire in più degli altri.</p>
<p>So che per tantissimi motivi questo sistema è inattuabile, però ci sono delle cose su cui ambo le parti (i &#8220;capi&#8221; e gli &#8220;operai&#8221;) potrebbero già lavorare. Chi assume, dovrebbe smettere di trattare i propri dipendenti come persone su cui risparmiare il più possibile e a cui si offrono contratti che non rispecchiano le mansioni svolte, con paghe minime. Per farvi un esempio pratico, nell&#8217;azienda dove lavoravo prima, avevo un contratto di apprendistato. Perché facessi l&#8217;apprendista? Affatto. Perché costava meno tasse. Molte meno tasse. Riuscivo quindi ad avere uno stipendio di 1000€. E pensate un po&#8217;? Dovevo quasi ritenermi un privilegiato! Ma la volete sapere una cosa? No, cazzo. Ho fatto lavori pagati a 5 zeri. Lavori sì presi dai miei colleghi, ma poi eseguiti da me. E quanto ne prendevo? L&#8217;1%? Il 2%? E che percentuale di lavoro svolgevo? Il 70-80%? Questo non è assolutamente giusto. Sei il capo dell&#8217;azienda? È normale che tu riceva una percentuale su praticamente tutte le commissioni. È meno normale che io riceva una piccola percentuale sulle commissioni eseguite quasi totalmente da me.</p>
<p>Anche dal punto di vista del lavoratore dovrebbe esserci una bella virata. Ti accontenti di essere la ruota di una catena di montaggio? Bene, fallo. Accetta però che il valore del tuo lavoro non possa avere lo stesso peso di chi magari si sforza per proporre qualcosa di nuovo, per creare qualcosa con il proprio cervello. Anche qua, so che è brutto da dire, ma qualcuno deve dirlo. E c&#8217;è chi si nasconde dietro i &#8220;sì, ma quei lavori qualcuno deve farli!&#8221;. Però poi appena si trova il modo di poter fare quei lavori in maniera automatica, subito si levano le indignazioni di chi sarebbe costretto a trovarsi una nuova mansione. Devono quindi sì esserci delle regole che ti tutelino, dando la possibilità di venir licenziati senza traumi e senza trovarsi di punto in bianco senza stipendio, però la pretesa di essere difesi a prescindere è fuori dal mondo. Se quello che sai fare non serve più, non si può continuare a farlo solo perché non sai fare altro. Saremmo sennò ancora ad estrarre carbone nelle miniere.</p>
<p>Il lavoro deve per forza di cose evolversi in una direzione dove le persone sono quanto più &#8220;personalizzate&#8221; possibili. Io, Alberto, rabbrividisco quando vedo persone contente di aver lavorato in fabbrica 40 anni. Quarant&#8217;anni di giornate dove per 8 ore, se non di più, si svolgeva la stessa mansione. Non è questo masochismo? Non è questa una pia illusione di aver trovato un impiego? Un vero lavoro deve coinvolgerti, deve stimolarti. Deve dare a te, quanto tu dai a lui. Fare lavori ripetitivi non deve essere un vanto. Quel tipo di lavoro fisso non deve essere la fine, ma semmai il mezzo. Troverei lecito che qualcuno, per racimolare un po&#8217; di grana, possa decidere di fare qualche mese, se non degli anni, a svolgere un lavoro del genere. Ma poi via, fai qualcosa di tuo. Lavora per te. Impara, specializzati. Crea, inventa. Non ti attaccare morbosamente ad un lavoro di cui addirittura ti convinci che ti piaccia.</p>
<p>Concludo con la consapevolezza di aver scritto veramente tanta roba, ma il perché è presto detto. Il lavoro è attualmente il problema più grande di ognuno di noi. Si può dire, analizzando la realtà attuale, che il lavoro è ciò a cui ruota attorno la vita. Non dovrebbe essere così, ma tant&#8217;è. So che tante delle cose che ho detto non sono attuabili come per magia, ma alcuni passi, almeno i primi, possono essere fatti con un po&#8217; di buona volontà. Io, per dare il buon esempio, prima di ributtarmi a capofitto in un lavoro che non voglio veramente fare, sto studiando e cercando lavori che voglio fare. Magari tra un po&#8217; il mio credito terminerà e sarò costretto a fare qualcosa solo per i soldi, ma almeno ci avrò provato.</p>
<p>Voi?</p>
<p>Ci avete provato?</p>
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		<title>Mi azzardo</title>
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		<pubDate>Mon, 02 Apr 2012 18:00:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>albyok</dc:creator>
				<category><![CDATA[bufale]]></category>
		<category><![CDATA[giochi d'azzardo]]></category>

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Qualche tempo fa ho voluto fare un esperimento. Ho simulato per un mese delle scommesse calcistiche giocando con dei soldi virtuali. In pratica facevo la &#8230;]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><a href="http://arete-eirene-phile.deviantart.com/"><img class="size-full wp-image-2420 aligncenter" title="Roulette" src="http://albyok.altervista.org/pensoscrivo/wp-content/uploads/2012/04/Roulette.jpg" alt="" width="600" height="450" /></a></p>
<p>Qualche tempo fa ho voluto fare un esperimento. Ho simulato per un mese delle scommesse calcistiche giocando con dei soldi virtuali. In pratica facevo la scommessa regolarmente, mi segnavo la spesa, l&#8217;eventuale vincita, la difficoltà (quota) e la possibile vittoria, ma non spendevo dei soldi veri. Chiaramente non ambisco a sostituirmi all&#8217;ISTAT e le mie statistiche hanno una valenza relativamente bassa, ma volevo togliermi qualche curiosità. In famiglia ho mio padre e mio fratello che ogni tanto, per non dire ogni weekend, fanno delle scommesse di questo genere. Ogni tanto (poco) vincono e urlano, ma mai li ho sentiti perdere.</p>
<p><span id="more-2419"></span></p>
<p>Ho allora fatto 3 scommesse ogni settimana, ognuna di 6 euro. Una scommessa facile (quota inferiore a 10), una media (tra 10 e 20) e una difficile (superiore a 20). Ho quindi <em>speso</em> 72€ e ne ho guadagnati&#8230;. zero. Potreste pensare che sia scarso o che &#8220;non me ne intenda&#8221;, ma vi assicuro che conosco l&#8217;ambito in cui ho fatto le scommesse molto bene e sicuramente nella media di chi solitamente ha questo hobby. Pensate, 12 scommesse e nessuna vittoria. In molte ho perso magari per una singola partita, ma il trucco sta proprio lì! Quell&#8217;illusione di esserci andati vicino è letteralmente un&#8217;illusione. Ho fatto un altro po&#8217; di calcoli e vi invito a farli voi stessi. Prendete una giornata di Serie A tipo. Prendete nota dei risultati che hanno le quote più basse, quindi quelli teoricamente più facili da azzeccare. Bene, ogni giornata ci sono sempre 2-3 risultati come minimo che non vanno come dovrebbero e creano quei milioni di casi che rispondono al nome di &#8220;diamine, ho sbagliato solo quella!&#8221;.</p>
<p>Mi sono avvicinato al gioco d&#8217;azzardo tramite il calcio per un motivo ben particolare. In questo tipo di scommesse non c&#8217;è una vera e propria casualità. Ci sono tanti fattori che possono aiutarti a decidere su chi puntare. Il fatto è che azzeccando una sola partita non si vince quasi niente, quindi è normale fare scommesse incrociate. Ed è così che sistematicamente si perde. Ogni tanto una botta di fortuna vi fa gasare, ma solo perché accanto alla lista dei soldi vinti, vi scordate di segnare quelli spesi. Questa è una malattia e chiamarla &#8220;gioco&#8221; è un insulto alle attività ludiche che si fanno per il gusto di divertirsi. Nei giochi d&#8217;azzardo si cerca invece di guadagnare soldi e questo obiettivo fa scattare vari meccanismi pericolosissimi, tra cui quello già citato che tende a fare scordare le sconfitte. Ma anche quello che fa alzare la posta per recuperare le sconfitte. E a mente lucida sappiamo bene cosa provoca quest&#8217;ultima mossa.</p>
<p>Il gioco d&#8217;azzardo paradossalmente è peggiore delle sigarette . Io reputo chi fuma non particolarmente brillante su quella scelta. Benefici? Pochissimi. Danni? Tanti. Ma giocare d&#8217;azzardo non ha addirittura nessun beneficio! Tutti perdono. Il vincitore è sempre qualcun&#8217;altro, fidatevi. Il concetto che sto per esprimervi è assai semplice: se il gioco d&#8217;azzardo facesse guadagnare chi scommette, sparirebbe. Non avrebbe più senso di esistere. Nessuno si può permettere di avere un&#8217;attività che riceve 10 e vi ridà indietro 20. Nessuno. Stampatevelo bene in testa. Tu giochi, loro vincono. Tu perdi, loro vincono. Tu vinci, loro chiudono. E se le scommesse calcistiche e i giochi tipo il poker (fisico) possono ingannarvi puntando sul vostro orgoglio di giocatori, non riesco a definire con una parola diversa da &#8220;stupido&#8221; chi affida i suoi soldi a giochi in cui tutto è casuale. Prendete la roulette. Una pallina gira e si ferma su un numero. Immaginatevi se a questo essere inanimato può importare qualcosa di dove voi vorreste che si fermasse. Puntate sul 21? Lei si ferma sul 7. Puntate sul 10? Lei si ferma nuovamente sul 7, tanto per ricordarvi che non ha memoria. Puntate su pari e dispari insieme tanto per farvi bulli? Lei se ne va sullo zero e se avesse due braccia vi farebbe il gesto dell&#8217;ombrello. E così tantissimi altri giochi, come le Slot Machines, i Videopoker, il Lotto&#8230;</p>
<p>Diamine, quante tonnellate di soldi vengono spesi al Lotto?! Gente che se inventa di sottoterra per convincersi di essere in grado di prevedere un numero. Persone che di punto in bianco riescono a credere nell&#8217;ordine a queste cose: che ci sia un mondo parallelo. Che in questo mondo parallelo ci siano i vostri cari defunti che sono interessati a farvi arricchire. Che essi abbiano ricevuto l&#8217;utilissimo potere di prevedere le estrazioni. Che essi siano in grado di comunicare con voi. Solo nel sonno. E per dirvi dei numeri. Tutto questo è un gigantesco insulto a qualsiasi tipo d&#8217;intelligenza.</p>
<p>Come difendersi allora dai giochi d&#8217;azzardo? In realtà la questione non è troppo difficile. Avete problemi di soldi? Il gioco d&#8217;azzardo li renderà peggiori. Volete provare una sensazione forte? Posso consigliarvi almeno 100 cose da fare con quella banconota che avete in mano che sono altrettanto divertenti. Ogni tanto ci può stare? Perché ogni tanto non strappate un pezzo da 50€? Potreste dire che qualcuno vince, ma saremo di nuovo da capo. Per fortuna la matematica ci viene in aiuto e vi illustra spietatamente i diversi pesi che usate nella vita reale per valutare una probabilità. Se ad esempio vi chiedessero di indovinare tra 400 scatole quella in cui è nascosta una pallina, con un solo tentativo, come definireste l&#8217;impresa? Almeno difficile? E se aumentassimo le scatole a 12.000? Impossibile eh? Adesso torno alle 400 scatole e vi chiedo 1€. Se trovate la pallina, ve ne do 250€. Già magicamente trovereste più allettante la faccenda, ma la probabilità di vittoria non è cambiata. Cambiano solo i punti di vista. Adesso ho una fiorente attività con cui guadagnerò 500 € ogni sera e molto raramente solo 250€. Ma siete curiosi di sapere cosa sono questi numeri? Le probabilità di vittoria di un ambo e un terno su una ruota, giocando rispettivamente 2 e 3 numeri. E sapete perché vi avrei dato 250€? Perché è esattamente ciò che vi da lo stato. Voi avete una possibilità su 400 di azzeccare l&#8217;ambo, ma lo stato, in caso di vittoria, vi ridà solo 250 volte la posta in gioco. Si parla quindi di non &#8220;equità&#8221; del gioco.</p>
<p>Riassumendo, non esistono giochi d&#8217;azzardo dove le probabilità di vittoria, soprattutto nel lungo termine, siano lontanamente definibili prolifiche. Per fare i soldi con un casinò c&#8217;è un solo modo: possederlo. Provate ad immaginarvi la scena. Voi, possessori di un casinò. Adesso le vedete tutte quelle formichine? Sì, eh? Vi è chiaro il trucco adesso?</p>
<p>Abbandonate ogni speranza,</p>
<p>O voi che scommettete!</p>
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		<title>Un animale è per sempre</title>
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		<pubDate>Mon, 26 Mar 2012 13:50:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>albyok</dc:creator>
				<category><![CDATA[riflessioni]]></category>
		<category><![CDATA[veganismo]]></category>

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		<description><![CDATA[
Un mio caro amico è diventato da poco vegano. Espio subito le mie colpe dicendo che qualche tempo fa avevo molti pregiudizi rispetto a chi &#8230;]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><a href="http://hiimmattlivid.deviantart.com/"><img class="size-full wp-image-2410 aligncenter" title="StopEatingAnimals" src="http://albyok.altervista.org/pensoscrivo/wp-content/uploads/2012/03/StopEatingAnimals.jpg" alt="" width="600" height="450" /></a></p>
<p>Un mio caro amico è diventato da poco vegano. Espio subito le mie colpe dicendo che qualche tempo fa avevo molti pregiudizi rispetto a chi compieva tale scelta, ma poi giunsi ad una conclusione totalmente opposta. Intanto spiego brevemente, per chi non lo sapesse già, cosa significa essere vegani. La faccenda è molto semplice: significa non mangiare nessun tipo di alimento derivante dalla produzione animale. È quindi una sorta di vegetarianismo con regole ancora più strette. Perché si diventa vegani? Perché si decide che uccidere degli esseri viventi per cibarsene, se evitabile&#8230; va evitato. È strano però che nessuno prenda in considerazione questa ragione, ma vada subito a buttarsi in analisi affrettate e poco solide su quella che teoricamente è un&#8217;alimentazione &#8220;completa&#8221;. Sostanzialmente a nessuno frega di ciò che mangia. La mamma mette in tavola questo e questo si mangia. È quindi quanto meno singolare che si vada ad &#8220;attaccare&#8221; un vegano su meandri mai affrontati prima.<span id="more-2409"></span></p>
<p>Ma la ragione per cui lo facciamo è semplice e la sappiamo tutti: diventare vegani scoccia. Siamo nati e cresciuti con l&#8217;abitudine di mangiare qualsiasi cosa e parliamo anche dell&#8217;attività primaria dell&#8217;uomo. Chiedere quindi a qualcuno di modificare in maniera profonda il modo con cui si approccia all&#8217;alimentazione, è chiedere di modificare il modo in cui si vive. Uova, carne, latticini e tantissime altre cose sono vietate. Attaccare i vegani sulla completezza della loro dieta diventa quindi una difesa per non ammettere che il nostro essere onnivori sia solo una scelta di comodo. E di gola. E anche l&#8217;appigliarsi alla fragilissima scusa &#8220;beh, ma anche gli animali mangiano gli altri animali&#8221; vuole forse star a significare che la nostra etica deve essere messa sullo stesso piano di quella di un ghepardo?</p>
<p>Insomma, è praticamente impossibile difendere razionalmente la scelta di cibarsi di cadaveri di altri esseri viventi. È pienamente dimostrato che è evitabile e soprattutto nella misura in cui lo facciamo oggi. Ed è proprio la misura il secondo argomento di cui volevo parlare. L&#8217;unico appunto negativo che muovo verso i vegani, è quello di adottare una misura forse troppo estrema. E anche se l&#8217;estremo è positivo, stona secondo me con tutti gli altri ambiti. Mi spiego meglio&#8230; Essere vegani significa prendere in maniera serissima la questione della difesa degli animali. È la forma massima di antispecismo e non riesco ad immaginare una modalità migliore per rappresentarlo. Trovo però incredibilmente &#8220;stonato&#8221; il fatto che in tutti gli altri ambiti si applichino criteri totalmente diversi. Esempio&#8230; l&#8217;abbigliamento. Gran parte dei vestiti è realizzato sfruttando gli animali. Perché anche qua non si applica lo stesso metodo? Questo mio amico, a cui ho mosso la stessa osservazione, mi ha parlato di fattibilità. Per certi versi è capibile, ma io trovo che sia &#8220;capibile&#8221; (quasi) allo stesso modo di chi rinuncia ad essere vegano.</p>
<p>Ribadisco. Io trovo che essere vegani sia giusto. Per la salvaguardia degli animali vale molto di più un vegano zitto che un blogger (come me) che ne decanta le lodi, ma non ha la voglia/coraggio di diventarlo. Però c&#8217;è questa nota stonata che davvero non riesco a mandare giù completamente. Se davvero ti interessa non sfruttare gli altri, perché non applicare il concetto in tutti gli ambiti? La scusa della fattibilità è secondo me letteralmente una scusa. È proprio il &#8220;sì, ma che faccio, rinuncio alle proteine XX?&#8221; applicato negli altri ambiti. È un qualcosa che mi fa pensare alla religione. Regole ferree, che però si applicano solo quando si riescono ad applicare o ci torna comodo. È vero, va valutata anche la fattura della regola da seguire, ma cos&#8217;è che voglio dire?</p>
<p>Secondo me l&#8217;approccio vegano è troppo estremo e su certi ambiti irrazionale. Ma per non lanciare quest&#8217;accusa nel vuoto, provo a fare degli esempi pratici. I vegani, a differenza dei vegetariani, nonostante abbiano lo stesso obiettivo, non consumano latte. Perché? Lo sfruttamento intensivo delle mucche va contro l&#8217;etica di salvaguardia degli animali. Bene. Non si dovrebbe allora &#8220;semplicemente&#8221; lottare per far sì che ci sia uno scambio reciproco tra uomo e animale, invece di limitarsi al non consumo dei latticini? Se io accudisco la mucca, la nutro e accudisco i vitelli, può essere considerato uno scambio reciproco prendere una parte del latte?  In sostanza un ripensamento del rapporto animale &#8211; uomo (che poi è animale &#8211; animale). Mi pare di capire, ma potrei sbagliarmi, che riguardo a questo i vegani siano troppo intransigenti. Discorso simile per le uova e tutti i latticini. Ho paura che il concetto di sfruttamento venga troppo generalizzato e ponga sullo stesso piano la mera uccisione di animali al fine di cibarsene e invece quello che, se fatto in un certo modo, potrebbe rappresentare una collaborazione sana tra animali di specie diversa.</p>
<p>Riguardo invece all&#8217;estremismo con cui viene applicato il veganismo, trovo che un approccio a scalini, però su più fronti, sia più naturale e armonioso. Trovo incredibilmente innaturale un tizio che fa beneficenza, ma ottiene i soldi con cui la fa spacciando droga. O che magari decide di smettere di fumare, ma sniffa cocaina. Allo stesso modo trovo un po&#8217; innaturale predicare o applicare per se stessi la salvaguardia estrema degli animali da qualsiasi ambito&#8230; ma poi vestirsi con gli animali, cibarsi di alimenti che magari hanno coinvolto gli animali nella loro raccolta (nelle produzioni più arretrate) e usare qualsivoglia oggetto che è stato ottenuto sfruttando gli esseri umani. Discorso complesso e sui cui ho anche delle riserve, però sono abbastanza convinto che l&#8217;etica debba avere una forma più sferica possibile così che un miglioramento in una direzione, possa trascinare anche le altre. Applicare una misura estrema in una sola direzione non permette di imparare il &#8220;metodo&#8221; e rimane quindi una scelta a sé stante. Tradotto: rinunciare di botto all&#8217;alimentazione che contraddistingue la razza umana da migliaia di anni è sì un apparente grande passo in avanti, ma è forse innaturale ed a conferma di ciò che sto dicendo c&#8217;è il fatto che i vegani stessi non riescono ad applicare questo metodo su quasi nessun&#8217;altro ambito. Perché? Secondo me perché è appunto impossibile scardinare abitudini così profonde con un colpo di spugna o un semplice &#8220;basta, da oggi faccio così&#8221;.</p>
<p>Riassumendo&#8230; essere vegani è giusto. La mancanza di qualche proteina non può giustificare totalmente il macello a cui l&#8217;intera razza animale è destinata. Trovo però che un approccio più aperto a questo argomento possa aiutare entrambe le parti e possa insegnare a &#8220;pensare&#8221; invece che solo buttarsi nell&#8217;estremismo (relativo allo standard attuale) facendo di un&#8217;idea una luce troppo forte, che può in parte offuscare zone che meriterebbero un&#8217;analisi più profonda.</p>
<p>Mamma, guarda su questo libro di storia!</p>
<p>&#8220;1000 anni fa, l&#8217;uomo si cibava di cadaveri&#8221;.</p>
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		<title>Perché un Mac?</title>
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		<pubDate>Sat, 17 Mar 2012 18:41:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>albyok</dc:creator>
				<category><![CDATA[tecnologia]]></category>
		<category><![CDATA[apple]]></category>
		<category><![CDATA[mac vs pc]]></category>

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		<description><![CDATA[
Se dovessi stilare una classifica delle mie passioni, la tecnologia si posizionerebbe in una delle prime posizioni. Il progresso porta con sé tanti valori, anche &#8230;]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><a href="http://thejampot.deviantart.com/"><img class="aligncenter size-full wp-image-2345" title="MacBookAir" src="http://albyok.altervista.org/pensoscrivo/wp-content/uploads/2012/03/MacBookAir.jpg" alt="" width="600" height="450" /></a></p>
<p style="text-align: left;">Se dovessi stilare una classifica delle mie passioni, la tecnologia si posizionerebbe in una delle prime posizioni. Il progresso porta con sé tanti valori, anche negativi come il consumismo, ma è spesso nostro amico e si trova nei posti più impensabili. Una però delle più grandi diatribe tecnologiche, ancora oggi non sopita, è sempre stata quella che vede confrontarsi gli utenti Mac e quelli PC. Essendo io un utente di entrambe le piattaforme e abbastanza smanettone, proverò a fugare nella maniera più chiara e concisa possibile, sui tutti quei luoghi comuni che esistono sul Mac da parte degli utenti PC che poi in realtà non l&#8217;hanno mai neanche provato. E badate bene, proprio quest&#8217;ultimo punto mi infastidisce, perché a differenza di molte cose che possono venir intuite, se non hai provato un Mac, è molto probabile che aprendo bocca sparerai cavolate.<span id="more-2344"></span></p>
<ol>
<li>Il Mac costa tanto!</li>
<ul>
<li>Prima di parlare del prezzo dei Mac, si dovrebbe parlare del concetto di prezzo in sé e di quando doverlo reputare &#8220;alto&#8221;. Un prezzo di un oggetto qualsiasi può essere considerato alto principalmente per due motivi: non esistono ragioni per cui ci sia una differenza abissale tra la somma del prezzo dei componenti e il prezzo finale dell&#8217;oggetto, oppure esiste un oggetto che può essere considerato della stessa fattura, ad un prezzo inferiore. Bene, a prima vista verrebbe proprio da dire che un Mac monta gli stessi componenti di un PC e quindi dovrebbe costare uguale. Ma questo è il primo gravissimo errore. Vi sognereste mai di togliere la scocca di una Panda, prendere tutti i pezzi e dopo aver ripetuto l&#8217;operazione con una Mercedes, considerare i due mucchietti uguali? Come potete ignorare la carrozzeria? Il software di bordo? Gli optional? La fattura dei pezzi? La qualità? Dire che un Mac è uguale ad un PC, ma costa di più, non fa altro che sottolineare la vostra ignoranza in materia. È inoltre un luogo comune vecchio, che in ambiente desktop perde completamente ogni senso. Se infatti prendete un PC con le stesse caratteristiche dell&#8217;<a href="http://www.apple.com/it/imac/">iMac</a> di base della gamma Apple, che ha incluso uno schermo di pregevole fattura, e appunto prendete anche uno schermo simile, non è affatto vero che risparmierete una cifra tale da farvi considerare furbi. Apple con 1150€ vi offre un computer di tutto rispetto, con uno schermo da 21&#8221; ottimo, tutto incluso in una splendida veste. Per ottenere un risultato simile, spendereste una cifra simile.<br />
Per i portatili è invece un po&#8217; più complessa la cosa. I portatili Mac costano oggettivamente molto rispetto alla media dei normali portatili PC. Perché? Semplicemente perché il classico portatile da 500-600€ che comprate da MediaWorld non ha niente a che rivedere con uno qualsiasi dei portatili Apple. Fosse anche solo per la fattura dei componenti, la differenza è abissale. I portatili da 500-600€ sono giocattoli di plastica, buonissimi per l&#8217;uso medio-basso, ma completamente inutili se si tenta un uso più intensivo (a meno di comprarne uno che costi sui 1.000€).<br />
Ciò che però davvero giustifica il prezzo più alto dei computer Apple, è la sinergia della loro costruzione. È un po&#8217; la differenza che c&#8217;è tra un oggetto le cui parti sono state assemblate da 10 fabbriche diverse e un altro che è completamente studiato, progettato e realizzato da un&#8217;unica fabbrica. Ed è effettivamente quello che avviene, ma ciò sarà più chiaro nei prossimi punti.</li>
</ul>
<li>È un sistema chiuso!</li>
<ul>
<li>Sì, ma oltre a ripetere questo concetto come pappagalli, sapete davvero cosa questo significhi? La parola &#8220;chiuso&#8221; può effettivamente essere collegata a qualcosa di negativo, ma solo perché viene applicata alla parte sbagliata del computer. Con chiuso, si vuole fare passare il messaggio che con un computer Apple non puoi fare veramente quel che vuoi. Beh, non è così. Il concetto di &#8220;chiuso&#8221; è molto più vasto e sostanzialmente diverso. Un PC, se parliamo dei fissi, è completamente smontabile e upgradabile in tutte le sue parti. Per i Mac non è invece la stessa cosa e per quasi tutte le operazioni di upgrade, ci si deve rivolgere ad un tecnico. Ma la vera domanda è&#8230; a cosa cavolo serve &#8220;aprire&#8221; un Mac? Vi rispondo io. A niente.  Perché&#8230;</li>
</ul>
<li>Durata</li>
<ul>
<li>&#8230;perché un Mac dura! Semplicemente una volta acquistato un Mac, non avrai nessun bisogno di aprirlo, smontarlo, rimontarlo, upgradarlo! Un Mac può durare anche 6-7 anni ed essere ancora performante con i pezzi originali! Questo perché? Perché quello che a voi sembra lo stesso Hard Disk da 500GB di un Mac o di un PC, non è in realtà identico solo perché la capienza lo è. I componenti del Mac costano di più&#8230; perché valgono di più! Ci sono tante variabili che non possono venire ignorate. Esempio pratico: un portatile PC vi promette 5 ore di autonomia e un Mac fa la stessa cosa. Vien da dire che sono due batterie uguali. Dopo un anno la batteria del PC è da buttare, quella del Mac è ancora bella efficiente. Il PC ha bisogno di una batteria nuova, et voilà! Spendete dei soldi. Ripetete i passaggi su molti altri componenti e capirete quanto non sia affatto lungimirante considerare il risparmio iniziale come buono, se poi in pochi anni ci si ritrova a dover ricomprare quasi interamente la macchina e rischiare di perdere anche i propri dati. Perché sì, un  qualsiasi PC ha una vita di 2-3 anni senza venir upgradato, mentre il Mac il doppio. Ancora convinti che costi &#8220;tanto&#8221;?</li>
</ul>
<li>Sistema operativo</li>
<ul>
<li>Dopo il prezzo, è forse questo uno dei fattori più oscuri e mai affrontati dagli utenti PC che criticano il Mac. Il sistema operativo Apple riesce ad ottenere prestazioni strepitose a parità di componenti. Come ci riesce? La ragione è semplice. Se vi commissionassero un abito che vada bene a 1000 persone e uno che calzi 5 persone, in quale lavoro pensereste di ottenere un abito migliore? Ecco, questo è un po&#8217; quello che succede con Windows e Mac OS. Il primo sistema operativo è progettato per girare sulle più disparate configurazioni e non può quindi essere ottimizzato e spremuto troppo, altrimenti rischierebbe l&#8217;incompatibilità. Il sistema Apple è esattamente l&#8217;opposto. Le configurazioni del Mac sono così ben definite che il sistema operativo può adattarsi perfettamente ai componenti e &#8220;rischiare&#8221; quindi qualcosa in più, realizzando prestazioni che sulla carta sembravano irrealizzabili. Di nuovo, non è magia! Se poi si vuole parlare di altro, davvero, provate un Mac. Il sistema operativo è di una semplicità disarmante e ha funzioni che non potevate considerare utili, per il solo fatto che non le conoscevate. Farvi un elenco sarebbe troppo lungo, però davvero, credetemi. Non parlatene male se ancora non l&#8217;avete provato.</li>
</ul>
</ol>
<p>Mi rendo comunque conto che anche se ho scritto un bel po&#8217; di roba, ce ne sarebbe ancora un miliardo di cose da dire. I punti chiave sono però questi e comunque vale sempre la regola del &#8220;non parlo di cose non conosco&#8221;. Non parlate quindi di prezzi alti, sistemi chiusi e tutti questi altri luoghi comuni, se davvero non sapete quello che state dicendo. Non tanto per le figure caprine che fareste, ma proprio perché potreste chiudere per sempre una porta dietro il quale magari c&#8217;è qualcosa anche per voi. Non tutti si possono permettere una Ferrari, ma la maggior parte dei prodotti Apple, seppur avendo un costo di un certo livello, non sono affatto proibitivi. Sono inoltre dotati di software che vi consentono di fare cose strepitose anche senza avere conoscenze altissime, facendovi sentire bene. Perché sì, anche se può sembrare frivolo applicare questo discorso ad un &#8220;prodotto&#8221;, alla fine tutto ciò che acquistiamo non è mai costato troppo se riesce a farci contenti. Ci sono molte persone che non hanno affatto bisogno di un Mac perché hanno necessità ben specifiche oppure un portafoglio un po&#8217; sottotono, ma magari in molti hanno buttato via dei soldi in un prodotto che non li soddisfa affatto oppure ancor peggio, non hanno mai saputo che un computer può fare certe cose.</p>
<p>Sì, è consumismo.</p>
<p>Ma almeno consumate bene.</p>
<p><a class="a2a_dd a2a_target addtoany_share_save" href="http://www.addtoany.com/share_save#url=http%3A%2F%2Fwww.albertoschiariti.net%2Fpensoscrivo%2Farchives%2F2344&amp;title=Perch%C3%A9%20un%20Mac%3F" id="wpa2a_16">Condividi</a></p>]]></content:encoded>
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		<title>Facebook for Dummies</title>
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		<pubDate>Sat, 10 Mar 2012 15:17:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>albyok</dc:creator>
				<category><![CDATA[facebook]]></category>
		<category><![CDATA[internet]]></category>
		<category><![CDATA[netiquette]]></category>

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		<description><![CDATA[
Se state leggendo questo post, probabilmente avrete anche un account di Facebook. Bene o male saprete anche tutti districarvi nelle sue tante funzioni e chi &#8230;]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><a href="http://richallen.deviantart.com/"><img class="size-full wp-image-2332 aligncenter" title="Spoon" src="http://albyok.altervista.org/pensoscrivo/wp-content/uploads/2012/03/Spoon.jpg" alt="" width="600" height="450" /></a></p>
<p>Se state leggendo questo post, probabilmente avrete anche un account di Facebook. Bene o male saprete anche tutti districarvi nelle sue tante funzioni e chi più, chi meno, ci passerete anche un bel po&#8217; di tempo della vostra giornata. Io lo uso da molti anni e lo reputo uno strumento dal potenziale immenso. Vi basti pensare che riesce praticamente a tenervi in contatto con tutti i vostri amici, indipendentemente dalla loro distanza e vi permette anche di conoscere (virtualmente) nuove persone. Trovo però il bisogno di stilare una serie di consigli che se a mio parere tutti seguissero, renderebbero Facebook un posto migliore. Non sono delle vere e proprie regole e non ho intenzione di imporre a qualcuno la modalità di utilizzo di questo mezzo, ma vi rendo partecipi dei più frequenti errori e fastidi che ho notato. Se vi ritrovate in qualcuno di questi punti e riflettendoci arrivate a pensare che forse potrete cambiare in meglio, ci faremo un favore a vicenda. Bando alle ciance.<span id="more-2331"></span></p>
<ol>
<li>L&#8217;Italiano</li>
<ul>
<li>Dato che su Facebook il linguaggio è tassativamente quello scritto, usare un italiano anche solo sufficiente garantisce una fruizione dei vostri stati, commenti e quant&#8217;altro, migliore. Non è un puntiglio, ma c&#8217;è un abisso tra un discorso che non ha inutili abbreviazioni, lettere improprie e punteggiatura corretta e uno sgrammaticato: &#8220;oggi sono uscita avevo voglia di aria xke son 3 giorni k studio&#8221;. Anche tra quelli che non sono proprio teenager e non usano abbreviazioni o &#8220;k&#8221; varie,  vedo spesso scritti con punteggiatura assente che costringono il lettore a rileggere più volte lo stesso messaggio. E badate bene, scrivere bene non vi richiede più tempo dello scrivere male, quindi decade pure questa obiezione.</li>
</ul>
<li>Privato e pubblico</li>
<ul>
<li>Ho visto tanti lamentarsi del fatto che Facebook azzera la privacy. Vi sto per rivelare una grande verità: Facebook non può sapere più di quello che gli dite o che eventualmente viene detto dai vostri amici. Curioso che anche nella realtà funzioni così, quindi di cosa vi lamentate? Se dite alla vostra ragazza che questa sera proprio non vi sentite bene e poi il giorno successivo apparite in qualche foto in un locale, siete proprio sicuri che la colpa sia di Facebook? E questo discorso vale per tutti gli altri dati che inserite. Nessuno ve li chiede esplicitamente e siete voi che li inserite di vostra spontanea volontà. Questo social network è inoltre dotato di sistemi di sicurezza molto personalizzabili e vi fornisce ben poche scuse. Riassumendo: se non volete che qualche vostro dato diventi quasi pubblico, non mettetelo su Facebook.</li>
</ul>
<li>La sindrome dello scaccolamento</li>
<ul>
<li>Proprio come nella realtà, i vostri amici probabilmente vi colpirebbero con molta forza se durante una conversazione vi metteste ad elencare tutte le cose (inutili) che state facendo. Per come la vedo io, Facebook serve per condividere &#8220;cose&#8221; con gli amici. La condivisione implica però che ciò che state per condividere possa interessare la vostra platea. Evitate stati come &#8220;Sto studiando&#8221;, &#8220;Esco&#8221;, &#8220;Vado al mare&#8221;. Detto brutalmente, non frega un cazzo a nessuno! A nessuno interessa la telecronaca delle vostre azioni, soprattutto se è una telecronaca a sé stante. Vi accade un episodio buffo che volete raccontare ai vostri amici? Fatelo pure! Facciamo due risate assieme. Ma se mi date informazioni di cui non mi frega niente, non farete che accrescere il vostro livello di inutilità.</li>
</ul>
<li>Il criptico</li>
<ul>
<li>Una delle cose che trovo personalmente più insopportabili di Facebook è la cripticità di certi stati. Persone che sono probabilmente in parte turbate, sentono l&#8217;immane bisogno di rendere pubbliche riflessioni che però nessuno può capire perché scevre della maggior parte di informazioni utili a contestualizzare l&#8217;esternazione stessa. Esempio: &#8220;Questa è l&#8217;ultima volta eh&#8230;&#8221; oppure &#8220;Non ce la faccio più&#8230;&#8221;. Potrei continuare all&#8217;infinito, ma l&#8217;effetto è sempre lo stesso. Frasi che son tirate lì che magari sentono l&#8217;estremo bisogno di qualcuno che chieda (non lo fate mai!). Frasi che non vogliono dire niente, se non per chi le ha scritte. Ma questo non è proprio contro il concetto di condivisione? Vi sognereste mai in una conversazione tra amici di esordire con messaggi del genere, senza aver prima (o dopo) fornito una spiegazione adeguata? No. E allora non lo fate su Facebook. Non ce ne frega niente delle vostre turbe criptiche. Se volete dire qualcosa, ditelo. Se volete che qualcuno vi dia attenzione indagando sulle vostre disgrazie&#8230; beh, trovate altri modi.</li>
</ul>
<li>Lamentarsi</li>
<ul>
<li>Più ci si lamenta di Facebook e più ci si lamenta delle persone che abbiamo tra i nostri contatti di Facebook. Persino io che sto stilando questa lista sto per forza di cose parlando di &#8220;errori&#8221; che ho visto fare da gente che è o era tra i miei contatti. Ma anche qua c&#8217;è una comoda e felice soluzione. Uscite con gente che vi sta antipatica? No. E allora perché dovreste tenere tra i vostri contatti persone che non sopportate per quel che sono e quindi per quel che scrivono? Fate come me e imparate la sacra arte del &#8220;Rimuovi amico&#8221;. Questa guida è infatti frutto di tante rimozioni, perché su Facebook mi piace avere persone di cui mi interessano le esperienze o ciò che dicono. Quindi sappiate che più frasi generiche su Facebook scrivete e più probabilmente avete &#8220;merda&#8221; tra i contatti. E se avete tanti contatti del genere&#8230; ponetevi qualche domanda.</li>
</ul>
<li>I morti</li>
<ul>
<li>Una delle piaghe più tremende di Facebook viene fuori quando muore un personaggio pubblico. Il dramma si manifesta in più modi. C&#8217;è l&#8217;ipocrita, che non conosce una beneamata minchia del morto, ma dato che era famoso deve far vedere agli altri che anche lui è terribilmente affranto dalla scomparsa del suddetto. Nell&#8217;altra finestra ha Farmville aperto e appena premuto invio si gratta i genitali. C&#8217;è poi il bacchettone che pone un valore assoluto alla morte e parte con i ridicoli paragoni: &#8220;eh, ma quando è morto Caio però nessuno ha detto niente!&#8221;. Cioè&#8230; ma vi rendete conto a cosa si arriva? Cosa vi consiglio io? Beh, se muore qualcuno intanto non è scritto da nessuna parte che il vostro dolore debba essere gridato ai quattro venti, però è anche comprensibile che la scomparsa improvvisa di un personaggio sia un&#8217;occasione inevitabile per parlarne. Sarebbe da stupidi accusare qualcuno di non aver avuto un&#8217;attenzione costante verso un personaggio quando questo magari muore all&#8217;improvviso. La regola è quindi semplice: un tributo è lecito, ma con moderazione. Ricordatevi che non siete morti voi e che non si lasciano tributi per far vedere quanto si è fighi.</li>
</ul>
<li>Bufale</li>
<ul>
<li>Un altro dei veri e propri drammi di Facebook. Le bufale! Un social network di questa portata è il posto migliore dove mettersi in luce dando un&#8217;immagine di se stessi incredibilmente tosta e quasi sempre non veritiera. Qual è l&#8217;occasione migliore se non quella di sbandierare ai quattro venti notizie incredibili che esaltano il nostro animo tenero e sensibile? Dato che basta un clic, perché non condividere quell&#8217;annuncio di &#8220;cani esca usati vivi guarda davvero è una cosa incredibile che non ci credevo ma me l&#8217;ha fatto vedere mio cugino&#8221;? Il buon senso viene totalmente sotterrato dalla voglia di far vedere agli altri che siamo socialmente coinvolti in ogni causa. Ma se davvero ci interessa la storia in questione, perché prima di condividere non ci facciamo qualche domanda? La storia è vera? Regge? Da che fonte proviene? Sono sicuro che vi sarà capitato spessissimo di vedere annunci del tipo &#8220;ho perso &lt;inserisci un animale qua&gt;. Ti prego, chiama il &lt;numero&gt; se hai informazioni!&#8221;. All&#8217;apparenza può sembrare una cosa innocua diffondere l&#8217;annuncio, ma che vi costa chiamare (io l&#8217;ho sempre fatto) il numero e chiedere se l&#8217;annuncio è vero o ancora valido? Niente, se veramente vi sta a cuore la causa. E voi direte &#8220;ok, ma che male fa diffonderla comunque?&#8221;. Babbei! Non potrei appellarvi con un altro nome. Cosa ne direste voi di un telegiornale che vi da tutte le notizie che gli arrivano senza controllarne la fonte &#8220;tanto magari qualcuno è vera&#8221;? Spero che vi siate risposti. E se non vi basta, c&#8217;è anche la storia di un ragazzino che gridava &#8220;Al lupo! Al lupo!&#8221;.</li>
</ul>
<li>Citazioni</li>
<ul>
<li>Qui il discorso è molto semplice. Gli aforismi possono essere generalmente carini, ma buttarli alla cazzo di cane non farà altro che farvi diventare il Fabio Volo di turno. Guru agli occhi delle ragazzine cerebrolese e  idiota agli occhi di chi sa porsi un semplice quesito &#8220;Ma che cazzo c&#8217;entra?&#8221;. No, perché vedo roba da accoltellamento. Situazioni politiche analizzate con citazioni di personaggi morti 50 anni fa, turbe interpersonali che vengono risolte con Socrate e così via. Si cita quando qualcuno ha espresso un concetto che volevi dire tu, ma assai meglio. Non si va su Google e si cercano &#8220;citazioni&#8221; e poi si prende la più bella e si butta lì. No, cacca! Brutta cacca!</li>
</ul>
<li>Oroscopo</li>
<ul>
<li>Il mio particolare odio verso questa bufala trova particolare riscontro sui Social Network. Lo ripeto una volta per tutte: l&#8217;oroscopo è una cazzata. Era accettabile 100 anni fa, ma oggi no. È abbondantemente spiegato dall&#8217;<a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Effetto_Forer">effetto Forer</a> (o Barnum) e chiunque su Facebook senta l&#8217;impellente bisogno di condividere con gli altri una minchiata del genere, dovrebbe essere bandito da internet. L&#8217;oroscopo è una cazzata! Fine. Se voi scrivete qualcosa inerente all&#8217;oroscopo che non sia &#8220;L&#8217;oroscopo è una cazzata&#8221;, beh&#8230; state scrivendone una. Odio, odio profondo per chi non si rende conto che qualsiasi oroscopo dà l&#8217;illusione di funzionare solo perché vi predice il futuro usando frasi generiche, ma così generiche che prima o poi si avverano. E se non si avverano, le dimenticherete, ricordandovi solo di quella volta dove &#8220;avrete una buona giornata!&#8221; vi porterà magicamente a trovare 2€ in terra, mentre (e lo spero vivamente) a casa vostra il vostro partner vi tradiva con tutto il condominio.</li>
</ul>
<li>Banalità</li>
<ul>
<li>Ultimo punto e in qualche modo riassunto di molti altri. Non scrivete banalità. Davvero! Non lo fate. Smettetela. Eliminatevi da Facebook piuttosto! Sono particolarmente orgoglioso del &#8220;mio&#8221; attuale Facebook perché sono circondato da persone che scrivono cose interessanti che mi fanno ridere, riflettere o scrivere. È stato un processo non facile e che ha richiesto molti affinamenti, ma non c&#8217;è personaggio Facebookiano più odioso di quello che non fa altro che scrivere banalità. Quello che ti scrive solo proverbi, citazioni, che ti dice che non ce la fa più, che è stressato e tutte queste cose. Smettetela! Darwin parlava di voi! Siete la rovina dell&#8217;umanità e vi auguro di condurre una vita mediocre. E badate bene che nessuno vi richiede di avere profonde conoscenze o di aver un master in qualcosa per dire cose su Facebook, anzi! Ma diamine, smettete di riempire le vite altrui con queste banalità.</li>
</ul>
</ol>
<p>Detto questo, ripeto che non si trattano di regole assolute. C&#8217;è chi probabilmente gode nel leggere tante cose che io trovo odiose, ma obiettivamente dei comportamenti sono abbastanza odiosi a prescindere dai vostri gusti. Fate sì che questa piccola guida possa servirvi come spunto di riflessione per migliorare la branca sociale delle vostre doti e cercate di non prendervi troppo sul serio.</p>
<p>E mai come su Facebook vale il detto &#8220;siate voi stessi&#8221;.</p>
<p>Se non siete delle persone banali.</p>
<p><a class="a2a_dd a2a_target addtoany_share_save" href="http://www.addtoany.com/share_save#url=http%3A%2F%2Fwww.albertoschiariti.net%2Fpensoscrivo%2Farchives%2F2331&amp;title=Facebook%20for%20Dummies" id="wpa2a_18">Condividi</a></p>]]></content:encoded>
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		<title>Lealtà</title>
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		<pubDate>Sun, 26 Feb 2012 16:39:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>albyok</dc:creator>
				<category><![CDATA[attualità]]></category>
		<category><![CDATA[gianluigi buffon]]></category>

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		<description><![CDATA[
Non parlo quasi mai di calcio sul blog, perché non è un argomento così importante. Se oggi lo faccio è perché tramite un episodio accaduto &#8230;]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><a href="http://ramonafloress.deviantart.com/"><img class="size-full wp-image-2321 aligncenter" title="Soccer" src="http://albyok.altervista.org/pensoscrivo/wp-content/uploads/2012/02/Soccer.jpg" alt="" width="600" height="450" /></a></p>
<p style="text-align: left;">Non parlo quasi mai di calcio sul blog, perché non è un argomento così importante. Se oggi lo faccio è perché tramite un episodio accaduto ieri, si evidenzia uno delle cose più brutte secondo il mio metro di giudizio: la slealtà. Ieri è stata disputata Milan &#8211; Juventus. Ad un certo punto della partita, un giocatore rossonero colpisce la palla di testa. Buffon tenta la parata, ma la palla è palesemente dentro. Non si parla neanche di goal fantasma, perché la palla è dentro letteralmente di 40 centimetri. È impossibile che il giocatore juventino non si sia accorto di niente perché è lui stesso per larga parte all&#8217;interno della porta e tocca la palla con le mani, la parte più dentro di tutte, ma clamorosamente il goal non viene dato e lui fa ripartire velocemente l&#8217;azione. Terribile topica della terna arbitrale e brutto gesto del bianconero, che avrebbe potuto fermare tutto e ammettere il goal.<span id="more-2319"></span></p>
<p style="text-align: left;">Ma si sa, gesti del genere vengono considerati fuori dalla norma quando c&#8217;è in palio una partita. Sicuramente però a fine match farà qualche giro di parole, ma ammetterà la colpa. E invece no. Il capitano della nazionale italiana, esempio per molti giovani, nega tutto e rincara la dose. Dice di non essersi accorto di niente, mentre dalle immagini si evince la natura di tale dichiarazione, e peggiora tutto, dicendo che anche se se ne fosse accorto, non avrebbe aiutato l&#8217;arbitro. Tramite Facebook, paleso ai miei contatti lo schifo per tale evento, ma succede qualcosa di forse ancora più brutto. C&#8217;è una specie di coalizione antisportiva che in qualche modo giustifica il gesto. Si va dal &#8220;eh, ma chi l&#8217;avrebbe mai fatto?&#8221; al &#8220;barare fa parte del gioco&#8221; passando per i &#8220;sì, ma era compito dell&#8217;arbitro&#8221;.</p>
<p style="text-align: left;">Ecco, a me è proprio questo che sdegna di più. Tralasciando il calcio che ci è servito solo per estrapolare questo episodio, trovo sconcertante la normalità con cui si accetti che l&#8217;antisportività faccia parte dello sport. Non è così! Non è affatto così. Barare è l&#8217;esatto contrario del gioco. Dal momento in cui si fissano delle regole, se tu le infrangi, il gioco stesso decade. Essendo il calcio molto incline all&#8217;errore umano, dovrebbe essere normale poter mettere delle toppe dove si può e non approfittarsi di queste falle. Ma l&#8217;approfittarsi degli errori altrui pare proprio essere uno sport nazionale. Una volta ho dovuto litigare pesantemente con mio padre perché considerava da idioti quello che stavo facendo: restituire un portafogli trovato in terra, con tutti i soldi dentro. Cose aberranti, tipo &#8220;sì, ma i soldi li devi tenere eh! Così impara a non dimenticarselo!&#8221;. E anche se questo commento una volta scritto può sembrare terribile, altro non è che ciò che governa la maggior parte delle persone. L&#8217;altro sbaglia? Sei autorizzato a barare. Nessuno ti vede? Puoi fare quel che vuoi.</p>
<p style="text-align: left;">Ma questo ragionamento è oggettivamente stupido e affatto lungimirante. Un giorno potrebbe capitare anche a voi di perdere il portafogli e allora in quale mondo preferireste stare? E non regge neanche la scusa del &#8220;sì, ma non era compito mio!&#8221;. I compiti sono qualcosa di dinamico. Non è vostro compito contare i soldi dei resti, ma se vi rendete conto che vi hanno fatto un resto sbagliato (a vostro favore) e state zitti, non è certo un gesto giustificabile. E il nostro caro portiere juventino ieri si è reso partecipe di questa infamata, che lì per lì ci può stare per la situazione concitata (ma neanche troppo), però dopo non ha giustificazioni. Mi è anche stato detto &#8220;eh, ma quello è un gioco, su&#8230;&#8221;. A maggior ragione! Se si arriva a rubare e barare per un gioco, ovvero qualcosa che di per sé non è &#8220;serio&#8221;, perché allora non dovremmo farlo quando la posta in palio è più elevata? Gli evasori fiscali non sono forse &#8220;bari&#8221;? I ladri non sono &#8220;bari&#8221;? E gli stupratori? Non stanno in qualche modo &#8220;barando&#8221;? Barare non è una scelta che va ponderata da caso a caso. Barare è un errore. Sempre.</p>
<p style="text-align: left;">Ed è proprio il linguaggio del calcio che favorisce queste irregolarità, chiamando &#8220;furbizia&#8221; il gesto di chi simula o accentua una caduta. Perché furbizia? Si chiama slealtà e dovrebbe essere punita con la sanzione peggiore, perché tu stai cercando in qualche modo di ingannare tutti. Lo fai perché sai che magari giocando regolarmente non ce la faresti a vincere. Strana assonanza con chi ruba, che solitamente lo fa per ottenere cose che normalmente non potrebbe avere. Non succederà mai, ma spero che a Buffon venga inflitta una pesante sanzione per ciò che ha detto, anche se questo non cambierebbe ciò che è, ma forse potrebbe servire a monito per gli altri. Spero anche che vengano inasprite le pene per i bari, perché a me non piace uno sport dove ci si tuffa, si accentuano gli interventi e cose di questo genere.</p>
<p style="text-align: left;">Spero anche che quelli che in qualche modo hanno espresso solidarietà verso il portiere bianconero, si rendano conto che con tutta probabilità lo stanno facendo perché magari tifano per la sua squadra, dato che sono sicuro che se un giocatore della fazione opposta avesse compiuto la stessa irregolarità, la reazione sarebbe stata molto diversa. Inoltre è veramente stupido dire che &#8220;tutti lo fanno&#8221;. Noi siamo tutti. Ripeto. Noi. Siamo. Tutti. È quindi veramente da vigliacchi nascondersi dietro la massa, quando non si è i primi a cercare di mutare una cattiva abitudine e dare un buon esempio.</p>
<p style="text-align: left;">A me fa schifo chi bara.</p>
<p style="text-align: left;">In tutti i contesti.</p>
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