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Luca era gay, ma Mancuso era sordo

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Non guardo la TV, ma Sanremo riesce a contagiare pure la rete. Inevitabile quindi non essere coinvolti nel tormentone “Luca era gay”. Ho letto un’intervista di Aurelio Mancuso (il presidente dell’Arcigay)  in cui dipingeva questa canzone come:

altamente offensiva perché descrive una madre ossessiva e compulsiva e un padre alcolizzato che fanno in modo che il figlio diventi omosessuale

il testo è assurdo e lesivo nei confronti della nostra dignità”

Decido quindi di sentirmi questa benedetta canzone e si conferma il grosso sospetto che avevo: un alto esempio di patetico vittimismo. Mi trovo quindi a prendere le difese di un cantante famoso per canzoni sui piccioni e su bambini monosillabici, ma che stavolta mi sembra attaccato inutilmente. Mi trovavo qualche giorno fa a parlare di razzismo ed adesso sono costretto ad affrontare anche il fenomeno contrario. Definire questo testo “altamente offensivo” e “lesivo nei confronti della nostra dignità” è un’assurdità. Povia parla di un ragazzo con problemi familiari, che vive un’adoloscenza confusa e pensa di essere omosessuale. Poi trova una donna, si innamora di lei e festa finita. Non c’è trucco e non c’è inganno. Se si vuol parlare del valore artistico e musicale di questa canzone, si può dire tutto, ma parlare di un attacco al mondo degli omosessuali è ridicolo. Mancuso poi continua:

Povia ha preparato scientificamente questa sua presenza a Sanremo, aveva già detto tempo fa che gli omosessuali non possono essere felici”

Uhm. Quindi? Ha espresso una sua personale opinione e condivisibile o no, non si può certo definire un pesante insulto al mondo omosessuale. Non è la prima volta che vedo questi tipi di strumentalizzazione nei confronti di chi esprime il suo pensiero verso “mondi” considerati “diversi”. Secondo me è proprio questo che contribuisce a creare un distacco che reputo stupido e antiquato. A cosa serve un qualcuno che si fa carico del pensiero comune degli omosessuali? Ma soprattutto, non è ciò un controsenso rispetto ai principi di uguaglianza tanto sbandierati? C’è davvero bisogno di una figura del genere? Quando un rappresentante delle persone basse? O qualcuno che intepreti il pensiero delle donne con i capelli corti? Ma per favore…

Non so in quanti avessero già condannato Povia, magari senza neppure ascoltare la canzone, ma spero che qualcuno dopo aver letto quest’articolo si faccia una propria idea. E se la faccia con i propri mezzi.

Per fidarvi di me è ancora presto

P.S.

Benigni. Grande persona.

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