
Prima di leggere questo articolo, guardate questo video.
Non conosco personalmente Giuseppe Gatì, ma quando ho sentito parlare di lui, della sua storia e di cosa fa, mi sono sentito meglio. Mai come in questi giorni provo rabbia e disprezzo per quella gran parte di persone che difendono armati di una spada chiamata Ignoranza, coloro che si meriterebbero di marcire in qualche galera di provincia. Non riesco ancora a decifrare quella formula che porta la gente a proteggere degli essere spregevoli che si sono macchiati di sangue e fango e che non fanno altro che campare alle nostre spalle, con i nostri soldi. Allora quando vedo scene come quella di questo video, mi prende una rabbia dentro che è indescrivibile. Vedo un ragazzo siciliano che ha all’incirca la mia età e che ha deciso che non deve essere lui a fuggire dalla sua terra, ma se ne deve andare chi la sta riducendo nelle condizioni in cui versa oggi. E allora inizia la sua personale battaglia contro questi loschi personaggi, ma cosa succede? Succede che la gente fa schifo. Non trovo altre parole per descrivere un comportamento come quello tenuto da quasi tutte le persone presenti a quella manifestazione di disprezzo verso una persona come Sgarbi. Da una parte c’è un’anima fresca, pulita che forse utopicamente (ah, quanto ti capisco!) vuole cambiare l’Italia e dall’altra c’è l’ennesimo politico con la fedina penale sporca. Da una parte c’è un ragazzo che cerca di informare i suoi paesani che quel tizio che stanno ascoltando è stato condannato per truffa aggravata contro lo stato (si è fatto 2 anni di vacanza a nostre spese con certificati medici falsi) e dall’altra c’è proprio questo tizio che dall’alto della sua arroganza, insulta a destra e a manca.
In un’Italia che funziona, la gente dopo aver conosciuto il “curriculum” di chi hanno di fronte dovrebbe quanto meno indignarsi, protestare, ALZARSI. Ma no. Come ormai troppe volte ho visto parte l’operazione di linciaggio, capeggiata da un membro delle forze dell’ordine. Eh si, proprio un difensore della legge, un protettore del cittadino. Proprio lui parte in carica a placcare il ragazzo che non stavo facendo altro che urlare la verità in faccia a chi ormai si sente troppo protetto per prendere in considerazione una rivolta del popolo contro di lui. Parte allora il teatrino di minacce, insulti e viene naturalmente tentato di eliminare le prove sequestrando la telecamera della ragazza che stava riprendendo tutto. Ogni volta che mi vedo la fine di questo video e sento le grida di quella ragazza, mi vengono le lacrime agli occhi. Lacrime di odio e di impotenza.
Basta.
Giuseppe è morto il 1° febbraio per un incidente sul lavoro. E’ morto un amico. E’ morta una persona perbene. La sua storia deve essere conosciuta, non per renderlo famoso, ma per continuarla.
La memoria vi renderà liberi.
Grazie Peppe
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