
Roberto Saviano. Chi è in grado di raggiungere questo blog può anche facilmente informarsi su di lui, oppure vi bastera cliccare su questo link.
C’è stato un comunicato, una solidarietà espressa da parte del sindacato dei giornalisti… va bene, lo condividiamo perfettamente, ma insomma, mi pare che… è meglio andare avanti [...] Non è che ce l’ho con Saviano, dico soltanto che Saviano si propone molto, insomma, no? Cioè c’è un film, il libro, un libro che si vende, i diritti del film che portano a casa anche tanti bei soldini… insomma, va bene… insomma, è scortato; che poi lui racconti come si vive da scortato, io potrei raccontarglielo meglio perché vivo da scortato da più tempo ma non vado raccontando il perché sono scortato
Emilio Fede
Questo pensiero può sembrare a prima vista mostruoso, ma ahimè, non è niente in confronto a quanto viene espresso dai “compaesani” dello scrittore. Viene definito “Omm’e'mmerd“, ingrato, addirittura camorrista. Duole ammetterlo, ma posso capirli. Nel libro Gomorra è spiegato chiaramente come la Camorra venga vista come una protezione. Se voi foste nati in una giungla, probabilmente difendereste le tigri.
Sapere, capire diviene una necessità. L’unica possibile per considerarsi ancora uomini degni di respirare
Roberto Saviano
Io penso che la vera scorta di Saviano sia la stupidità e l’ignoranza della gente. Perchè dovrei uccidere qualcuno a cui le persone non credono? Perchè dovrei creare un martire?
Penso di aver diritto a una pausa. Ho pensato, in questo tempo, che cedere alla tentazione di indietreggiare non fosse una gran buona idea, non fosse soprattutto intelligente. Ho creduto che fosse assai stupido – oltre che indecente – rinunciare a se stessi, lasciarsi piegare da uomini di niente, gente che disprezzi per quel che pensa, per come agisce, per come vive, per quel che è nella più intima delle fibre ma, in questo momento, non vedo alcuna ragione per ostinarmi a vivere in questo modo, come prigioniero di me stesso, del mio libro, del mio successo. ‘Fanculo il successo. Voglio una vita, ecco. Voglio una casa. Voglio innamorarmi, bere una birra in pubblico, andare in libreria e scegliermi un libro leggendo la quarta di copertina. Voglio passeggiare, prendere il sole, camminare sotto la pioggia, incontrare senza paura e senza spaventarla mia madre. Voglio avere intorno i miei amici e poter ridere e non dover parlare di me, sempre di me come se fossi un malato terminale e loro fossero alle prese con una visita noiosa eppure inevitabile. Cazzo, ho soltanto ventotto anni! E voglio ancora scrivere, scrivere, scrivere perché è quella la mia passione e la mia resistenza e io, per scrivere, ho bisogno di affondare le mani nella realtà, strofinarmela addosso, sentirne l’odore e il sudore e non vivere, come sterilizzato in una camera iperbarica, dentro una caserma dei carabinieri – oggi qui, domani lontano duecento chilometri – spostato come un pacco senza sapere che cosa è successo o può succedere. In uno stato di smarrimento e precarietà perenni che mi impedisce di pensare, di riflettere, di concentrarmi, quale che sia la cosa da fare. A volte mi sorprendo a pensare queste parole: rivoglio indietro la mia vita. Me le ripeto una a una, silenziosamente, tra me
Roberto Saviano
Il sapere è la chiave, diamine! Informatevi e non siate passivi, informatevi e informate. Io capisco (o almeno ci provo) che chi si vede minacciato nella maniera più infame, che è quella di uccidere le persone vicine, non ha molta scelta, ma gli altri, tutti gli altri, svegliatevi. Siate consapevoli. Diventate persone migliori, persone che sanno.
Se siete nati in gabbia, non demordete.
Se siete nati liberi, liberate.
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