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Diatriba d’amore contro un iPhone svenduto II

Ebbene, pensavo di aver chiuso il blog per un mese, ma dato che parto sabato, c’è ancora tempo per raccontarvi il lieto fine dell’odissea dell’iPhone 4. Da lunedì ho raccolto molte informazioni e il quadro che si è delineato è il seguente: Tre Italia, Vodafone e Tim hanno messo in vendita dal 28 luglio il nuovo iPhone 4. Lo hanno fatto offrendo la possibilità di prenderlo senza abbonamento o legandosi ad un operatore con un oneroso contratto di 2 anni e mezzo. Questa era la situazione teorica, mentre la pratica è stata molto diversa. Tra telefonate e visite di persona, ho sondato circa 20 negozi (quasi tutti Vodafone e Tre) e nessuno di questi (a parte uno, ma che li aveva terminati) mi ha dato la possibilità di prendere il telefono senza abbonamento.

L’offerta al pubblico, quando contiene gli estremi essenziali del contratto alla cui conclusione è diretta, vale come proposta, salvo che risulti diversamente dalle circostanze o dagli usi (Art. 1336 – Codice civile)

Ecco, se volete ci potete girare attorno, ma questa si chiama truffa. Infatti la legge è chiara e attirare qualcuno in negozio offrendogli la possibilità di acquistare il telefono senza vincoli e poi obbligarlo a stipulare un abbonamento è una truffa, c’è poco da dire. Anche SOS Tariffe si è occupata di questo fatto e ha intervistato il direttore del Web Marketing di Tre Italia che si è arrampicato sugli specchi che neanche Bill Clinton. E’ infatti palese l’inganno e c’è poco da dire. Apparentemente c’erano due vie: chinarsi a 90° e stipulare un abbonamento o girarsi a 180° e uscire dal negozio. Io, per natura pignolo, giustizialista e anche un po’ stronzo, ho deciso di battere una terza via. Dopo aver raccolto molte informazioni su Internet per non prendere un granchio, ho iniziato a girare per i negozi e a fare telefonate dicendo di essermi informato alla Guardia di Finanza (tutti si sciolgono davanti a questa parola) e minacciando di contattare il Codacons.

Ah, peraltro merita una piccola parentesi proprio quest’ultima associazione che dovrebbe difendere i diritti dei cittadini e accogliere le loro lamentele. Bene, sospinto dallo slogan “Chiama, fatti rispettare!” ho chiamato davvero, ma dopo circa 10 secondi ho riattaccato immediatamente: la chiamata costava 1,80€ al minuto. Se qualcuno ha un numero per difendersi dal Codacons, me lo faccia avere.

Ma insomma, dicevo… faccio questo tour di negozi e di telefonate e le reazioni si attestano principalmente in due grandi categorie: i fetentoni fino in fondo e gli uè uè.

Gli uè uè sono quelli che candidamente ammettono di sapere che è una pratica scorretta, ma scaricano la colpa su: la Apple, i loro operatori, la crisi, i ladri (???), Steve Jobs, l’Inter e la fame nel mondo. Loro sono i più teneri e solitamente sono ragazzi o ragazze giovani a cui è stato dato il comando di non vendere senza abbonamento. Con loro ho scambiato due chiacchiere e non ce l’ho fatta ad essere troppo cattivo. Alcuni mi sono sembrati anche molto sinceri e dubito che avrebbero potuto fare qualcosa di più. Solitamente sopra uno uè uè c’è un fetentone.

I fetentoni reagiscono alla parola Guardia di Finanza deglutendo, ma cercano di rimanere impassibili. Loro sanno di avere torto, ma sanno che devono avere ragione. Allora estraggono dal cilindro delle scuse che in più di un’occasione mi hanno strappato un sorriso. C’è quello che ti nega di avere disponibilità di iPhone, quando circa 18 secondi prima te ne aveva messo uno in mano. C’è quello che ti dice che gli abbonamenti hanno priorità, non rendendosi conto che quella che loro chiamano priorità non è affatto regolamentata per legge, ma è un accordo interno volto a far guadagnare più soldi a loro in barba alle offerte che fanno. Ma il vero fetentone fino in fondo è quello che ribatte qualsiasi cosa con dei secchi monosillabi. Ma lei sa che quello che sta facendo è  illegale? Sì (impassibile). Ma avete iPhone disponibili? No (avevo chiamato da fuori il negozio 9 secondi prima). I fetentoni sono quelli che mi hanno tirato su quando mi sentivo un po’ in colpa per questa battaglia.

Il succo della questione è infatti questo. E’ una piccola battaglia che potrà apparire incredibilmente esagerata ad un primo sguardo e che anch’io stavo cominciando a pensare di abbandonare, ma poi ho capito una cosa importante. Tutti i giorni ci sono queste piccole fregature, qualche uè uè, un fetentone, un ladro, qualcuno che supera la fila, un altro che incassa un gratta e vinci da un’anziana fregandola. Ci sono questi esseri che credono di essere più furbi di tutti e le reazioni delle persone sembrano dargli ragione. Nel mio piccolo mi sentivo quindi al centro di una piccola luce. E’ vero, è un cellulare, un bene secondario e in questo caso anche molto costoso. Ma l’approccio a tutte le piccole ingiustizie dovrebbe essere lo stesso. In larga scala queste piccole ingiustizie diventano persone che evadono le tasse, borseggiatori, stupratori e mafiosi. E sì, ho riletto bene quello che ho appena scritto. Sono convintissimo che chi compie tutti questi atti, lo fa anche perché non ha paura di noi. Sa che, soprattutto in Italia, la giustizia è lenta ed inefficace. Ma la colpa non è solo della burocrazia, è soprattutto delle persone che un po’ se ne fregano e pensano solo a sè.  Siate rompicoglioni. Siate pignoli. Non vi accontentate.

Io quindi sono andato da un Mediaworld vicino casa mia e grazie alla paura che ha avuto il negoziante quando gli ho chiesto di dirmi il suo nome, mi è stato proposto come per magia un iPhone senza abbonamento, nonostante pochi minuti prima fossero finiti.

Invece di scrivere quest’articolo, avrei potuto gingillarmi con il mio nuovo aggeggio, ma non è così che si migliora, quindi ho pensato di scrivere questa storia. Quello che ho ottenuto oggi è un mio diritto se la vogliamo mettere sulla morale, ma personalmente molta carica. Oggi so che se ho ragione, non devo avere nessuna paura nel fare 20 telefonate e minacciare chi è all’altro capo. Non devo aver paura di sembrare uno stronzo. Non devo mollare l’osso.

Se qualcuno salta la fila, non borbottate.

Agite.

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