
Fino a qualche anno fa pensavo che si dicesse astemio di una persona che non potesse bere l’alcol per un’indisposizione fisica. Questo la dice lunga su quanto considerassi normale il non bere. Poi scoprii che invece la parola astemio è riferita a chi decide di non bere alcolici. Questo la dice lunga su quanto sia considerato normale il bere. Si potrebbe profilare un post all’insegna del moralismo e della predica sugli effetti che provoca l’alcol se assunto in grandi quantità e frequenza, ma preferisco prestarvi per qualche minuto i miei occhi e mostrarvi come io vedo il rapporto che hanno i giovani della mia età con l’alcol. Quindi niente di scientifico, solo il mio punto di vista.
In famiglia non ho subito una particolare educazione riguardo all’alcol o al vino. Mio padre sporadicamente beve la birra e mia madre qualche bicchiere di vino. Penso quindi di non essere stato influenzato da loro. Ho anche sempre pensato che gli alcolici potessero essere trattati come qualsiasi altra bevanda o cibo. Mi piace, non mi piace. Crescendo però ho imparato che la birra, i cocktails e i super-alcolici sono su un gradino particolare della scala mi piace, non mi piace. A me non piace la birra. Sia chiaro, non ne provo repulsione, semplicemente le mie papille gustative non si eccitano troppo. Una Coca-Cola invece mi piace di più e quando sono ad un pub, se posso ordino quest’ultima invece di una birra. Di alcolici ce ne sono invece tantissimi tipi, ma che crediate o no, non me ne piace nessuno di quelli che ho provato. Fin qui parrebbe tutto normale. Insomma, se a te piace bere la Vodka e a me la Coca, deduco che a te la Vodka provochi piacere e a me la Coca altrettanto.
Ecco, invece non penso affatto che le cose stiano così. Innanzitutto appena qualcuno (devo per forza un po’ generalizzare, ma pare una situazione veramente estesa) viene a sapere che appunto sono astemio, nel migliore dei casi c’è uno sguardo di sdegno oppure si arriva a definirmi sfigato. Inutile dirvi che potrei facilmente rigirare l’accusa, ma è ancora più inutile dirvi quanto ciò peggiorerebbe la situazione. Quindi, punto primo, se non bevi birra e/o alcolici, vieni visto un po’ come uno sfigato. Non scordatevi che sto parlandovi del mio mondo, dei giovani, dei miei amici, delle persone che conosco. Se già qualcuno riuscisse a spiegarmi perché dovrei bere qualcosa che, nel caso della birra non mi da gusto e nel caso degli alcolici mi da addirittura fastidio, sarebbe un bel passo avanti, ma sfido chiunque di voi a darmi questa risposta.
Ma io voglio scavare ancora più in profondità: sono infatti convinto che bere alcolici sia uno status symbol. Perché dico questo? Vi faccio un esempio che spero illumini voi, quanto ha illuminato me. Prendete il più classico dei cocktail: rum & pera. Questo cocktail fa schifo. Il fatto che faccia schifo a me è irrilevante, ma il fatto che faccia schifo pure a chi lo beve è di una rilevanza incredibile. L’illuminazione sta proprio nel come si consuma questo cocktail. Prendete un bicchiere di rum, un bicchiere di succo di pera, vi scolate il rum e immediatamente ci bevete sopra la pera per cancellare il sapore del rum. Se non vi fosse chiaro, il rum fa schifo pure a chi lo beve, ma non ci si può certo sottrarre a questa sfida che tra gli amici dovrebbe dimostrare non so quale merito. Illuminante anche il “rito della Tequila“.
E’ un vero e proprio rito: non si può non bere la tequila messicana senza osservare i canoni della tradizione. Ecco qui di seguito le regole guida:
- Leccarsi il dorso della mano e spargervi del sale
- Leccare il sale
- Tagliare una fettina di limetta, il piccolo limone verde, e succhiarlo
- Bere un sorso di tequila molto abbondante, quanto un bicchierino
- Leccare di nuovo il sale sulla mano
Dopo queste operazioni lo stomaco diventa rovente. E così si deve per forza mangiare qualcosa se si vuole continuare.
Lo stomaco diventa rovente. Se vuoi continuare devi mangiare qualcosa. Io non so e onestamente non ho neanche la voglia di ricercarle, se ci sono delle origini di questi rituali, ma oggi vengono fatti solo come prove di forza e provocano quello che poi io odio davvero: chi regge più alcol è un figo. Non so come insidiarmi dentro chi beve abitualmente con questi canoni e queste (non) motivazioni, ma mi piacerebbe davvero tanto parlare con qualcuno che riesca ad andare oltre il solito “ma dai, una volta ogni tanto si può fare!”. Se si tiene fuori i pericoli per il fegato, per me una cosa che ti piace la puoi anche fare più di una volta ogni tanto, ma mi pare assai triste che chi non beve (per i suoi motivi) debba venir considerato uno sfigato. Ai fini pratici mi sono ritrovato ogni tanto a dover declinare inviti in certe serate dove l’obbiettivo era quello di “andare di fuori” (ubriacarsi). Beh, a me non piace, cosa ci posso fare? Mi da noia la sensazione di non avere il controllo e non mi provoca neanche allegria. Anzi, a me mette molta tristezza vedere gente che è ben oltre l’essere un po’ alticcia. Vomito e frasi sconnesse a me non fanno divertire. E badate bene, a me mette tristezza che qualcuno si possa divertire solo o anche in questo modo, ma fino ad un certo grado lo posso capire. Però non mi è chiaro perché la comprensione inversa è così impossibile da raggiungere. La birra non mi piace, l’alcol neppure, odio la sensazione della sbornia, odio vomitare, odio essere un pericolo alla guida. E’ così difficile capire che quindi per me non vale la regola del “ogni tanto lo puoi fare”?
Bere non è la risposta.
Ma bevendo ti dimentichi la domanda.
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