© 2010 albyok Football_uno_by_tobolka

Piccole squadre escono

Tempo di mondiali, ma anche di amarezze per la sempreverdebiancarossa nazionale. Come ormai tutti sanno, l’Italia è stata eliminata nella fase a gironi, realizzando il record negativo della sua storia: uscita al primo turno, senza neanche una vittoria. Il girone era effettivamente proibitivo, con colossi quali il Paraguay, la Nuova Zelanda e i campioni della Slovacchia, ma forse si poteva fare qualcosa di più. Personalmente penso che, anche se la selezione magari non era il top e non abbiamo giocato al top, quello che l’Italia calcistica oggi ha da offrire è questo. Di certo non voglio aprire un dibattito sul calcio, perché si andrebbe a parare proprio nella zona dove assolutamente non voglio andare a finire.

Il punto è che, qualunque sia la ragione di questa disfatta, indovinate un po’? E’ un gioco. Ma davvero eh! E ve lo dice uno a cui il calcio piace parecchio, per sfortuna (e forse un giorno vi spiegherò il perché). E quindi qual è il problema se un paese ama il calcio così tanto? Dov’è il problema se ognuno (e mai questo termine si avvicina così tanto al suo vero significato) si sente in grado di esprimere pareri tecnici, tattici e di trattare questa sconfitta come un lutto? Io me lo sono chiesto seriamente e prima di tutto l’ho chiesto a me stesso, perché non sono immune dal fascino della nazionale. Infatti anche a me è dispiaciuto parecchio che l’Italia sia uscita. Penso che se lo sia meritato, ma mi è dispiaciuto comunque. E parecchio (leggasi troppo). E sì, giovedì mi sono addirittura preso un giorno di ferie dal lavoro per vedere la partita. Però (spero) riesco ancora a confinare lo sport Italia, dallo stato Italia. Mi sono incazzato per i goal presi, ma mi incazzo anche per un delinquente a cui viene assegnato un ministero inventato, solo per salvarlo da un processo, sfruttando (guarda caso!) una legge fatta apposta per fuggire da questi procedimenti.

E’ questo che mi chiedo. Perché la nazionale italiana smuove così tanti animi? La risposta che mi sono dato è semplice: perché il calcio è semplice, bello da vedere e, soprattutto nei mondiali, incredibilmente patriottico. La politica non è semplice, non è bella da vedere e di patriottico pare non avere niente. Ma come biasimare allora chi venderebbe l’anima al diavolo per rientrare nel mondiale, ma non muoverebbe un dito per le centinaia di ingiustizie che sono accadute negli ultimi anni? Boh, apparentemente non ho una risposta efficace.

Se il post fosse finito qui, neanche l’avrei pubblicato. Infatti questo ragionamento, che pare non fare una grinza, è molto pericoloso. Pericoloso perché ha una grossa falla di fondo. E’ verissimo che il calcio è facilmente amabile, apprezzabile e coinvolgente, ma che peso ha nella vita reale? Può venir considerato davvero più di un hobby? Io lo so che siete tempestati dovunque da notizie su quella squadra o su quel calciatore. Io lo so che in Italia non esistono giornali di sport, ma di calcio. E io so anche che ognuno dentro di sé si sente un allenatore.

Ma so anche altre cose. Molti di voi sono amareggiati per questa eliminazione perché adesso verranno derisi dagli altri paesi: non vi preoccupate, lo fanno già! E non sono luoghi comuni. Chiedete a chi ha fatto un Erasmus o chi ha rapporti continuativi con degli stranieri.  Poi molti di voi considerano la nostra nazionale come una squadra vecchia, che deve far spazio a nuove leve. Perché non applicate lo stesso discorso anche alla politica? Io ho 22 anni e da quando sono nato, ho ricordi delle stesse facce. Le solite dannate facce. Persone che hanno messo le radici e succhiano avidamente. Loro però non giocano il mondiale, ma piccole amichevoli giornaliere, di poco conto. E le loro tattiche sono strane, nessuno le capisce davvero. Se anche qui in parecchi pensano di sapere, mentre nel calcio capita che ci prendano, nella politica si ragiona un po’ a caso, senza sapere davvero che si dice. Addirittura nel calcio si fanno dei passi avanti! Infatti quando si parla della Nazionale, spariscono un po’ le faziosità sui giocatori e i loro club. Quando un italiano è forte, non si guarda se gioca nella Juve, nel Milan o nell’Inter. In politica invece, non si ascolta più nessuno. Tizio dice una cosa, è del partito X, allora ha detto una cazzata. Fine.

Ok, ma arriviamo al problema di fondo. Se si applicasse anche solo una parte del cuore, del tifo o del’attenzione che si applica al calcio, che è un hobby, a ciò che invece succede in parlamento, forse cominceremmo ad accorgerci che se l’Italia esce da un mondiale, anche al primo turno, anche senza fare vincere una partita, in fondo non succede niente di grave. Se però in parlamento passa la Legge Bavaglio, se forse ritorna l’ICI con un nuovo nome (IMU), se si parla dei problemi di una persona invece che di quelli di 60 milioni di persone, se chi fa le leggi “non le capisce bene“, se viene fatto un Ministero per la Sussidiarietà e il Decentramento (!?) dove viene messo un pluricondannato che subito sfrutta una legge Ad Personam per sfuggire da un procedimento penale, se gli appalti pubblici (con soldi pubblici) vengono gestiti con criteri privati e così via, beh, questi sono cazzi veri.

Tifate Italia.

Quella vera.

No related posts.

Post a Comment

Your email is never published nor shared. Required fields are marked *

*
*

You may use these HTML tags and attributes: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>