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Nel dubbio, sfonda

Un po’ di tempo fa le carceri erano piene di detenuti. Troppo piene. La magnifica soluzione del governo fu quella di liberarne un po’. I più maliziosi vi verranno a dire che conveniva a qualcuno, ma forse esagerano. No, mi dispiace, non esageravano. Insomma, il concetto di base era che per salvarne pochi, si fece un abominio. In queste settimane sta accadendo una cosa simile, ma per fortuna qualcuno (soprattutto sul web) ha imparato un po’ la lezione e sta organizzando una resistenza moderna fatta di fucili armati di parole. Probabilmente c’è rimasto male il Governo, perché come sempre l’opposizione (a parte pochissimi) si era già messa a 90° e si profilava una vittoria facile, facile.

Tramite il web però e anche attraverso molte personalità note della televisione e del giornalismo, si è alzato un bel polverone sulla nuova porcata che è il Decreto Legge sulle Intercettazioni, o meglio conosciuto come Legge Bavaglio. Si sono addirittura scomodati gli USA e l’Europa per dirci che le intercettazioni sono una delle armi più efficaci contro la criminalità organizzata e farci notare che questo decreto infrange giusto un paio di diritti fondamentali della libertà di stampa e di espressione. Se volete un’analisi profonda, punto per punto del decreto, la potete trovare qua . Io me la sono letta, ma capisco che 5 pagine di termini giuridici non siano il massimo per chi non è molto ferrato in materia. Vi faccio un piccolo riassunto dei punti salienti: gli atti giudiziari sono pubblicabili solo tramite riassunto. Questo è uno dei provvedimenti più ridicoli perché, oltre a lasciare un margine pressoché infinito sul termine di riassunto, provocherà fraintendimenti e assoluta incapacità di raccontare un fatto in maniera efficace, dato che andrà enunciato per sommi capi. Immaginatevi il caso di Berlusconi con la D’Addario: “Un noto imprenditore italiano, da anni nel mondo politico italiano, è stato accusato di aver fornito favori ad una donna che si trovava nella sua villa”. Penso sia inutile dilungarsi troppo sulla stupidità di questa norma.

E’ invece assolutamente vietata la pubblicazione di intercettazioni et similia (boh, m’è venuto così questo latinismo). Per tradurvelo in fatti pratici, con questa norma oggi non sapreste che Piscicelli e suo cognato alle 3 di notte ridevano sul terremoto de L’Aquila, oppure non sapreste assolutamente niente di Calciopoli. Questi sono i casi più esemplari, ma ci sono stati tanti altri casi le cui informazioni derivano dalle intercettazioni, come il caso della Parmalat, di Scajola e della Clinica Santa Rita. Questo è appunto il bavaglio applicato all’informazione. Ma ci credete che questo è quasi il male minore?

Paradossalmente, mi potrei anche accontentare di non sapere le cose (pensate a che livelli siamo) se però venissero risolte. Se Bertolaso fosse arrestato e sui giornali non finisse niente di “privato” (termine che ormai è stato stuprato e strumentalizzato in maniera assurda) sarebbe già un traguardo, ma questo decreto va a colpire proprio lo strumento dell’intercettazione dalla base. Infatti si impongono dei limiti assolutamente inspiegabili alla durata di quest’ultime (40 giorni + 20 di proroga) e si mettono dei paletti assurdi come “fondati motivi” necessari per l’intercettazione stessa. Si arriverà praticamente a dover conoscere il colpevole, prima di intercettarlo.

Quando poi sentite qualche coglione (non ci sono altri termini adatti) che vi viene a dire che questo decreto non colpisce i reati di mafia, prima di colpirlo in faccia, spiegategli che quando parte un’inchiesta, non si può sapere dall’inizio che si tratta di mafia e se quindi mi impedisci di cominciare a scavare, come faccio a sapere cosa c’è seppellito sotto-terra? Immaginatevi una porta, con un bambino dietro che sta per morire. Bene, cosa vi parrebbe di una legge che dice “Per sfondare quella porta, devi dimostrarmi che dietro c’è un bambino in pericolo, perché le porte non si sfondano. E’ maleducazione” ? Se sostituite la maleducazione, con l’invocazione della privacy, ottenete una visione di quello che sta accadendo.

E per favore, non ascoltate neanche la panzane di quelli che vi dicono che oggi siamo tutti intercettati. E’ una cavolata bella e buona e serve solo per istigare la paura. Non scordatelo mai che è la paura che ci spinge a chiedere aiuto e a tollerare anche le leggi più intollerabili. Oggi in Italia ci sono tantissimi problemi e la privacy non è sicuramente tra i primi 100. Quando avremo un sistema giudiziario funzionante, allora forse potremmo parlare di privacy, ma oggi neanche dovremmo nominarla una parola del genere, dato che non c’è assolutamente nessun pericolo tangibile. Non è così lampante che questa insana fretta di approvare questo decreto sia giustificata dal fatto che chi lo vuole, abbia qualcosa da nascondere? Perché devo scrivere un articolo lungo, giustificarmi, documentare, quando è veramente palese il motivo per cui si vuole indebolire questo strumento? E’ una lotta fatta apposta per auto-consumarsi. Devo perdermi in cavilli, articoli, numeri, comma, mentre loro rubano dalle nostre tasche. E cazzo, se anche stavolta non vi rendete conto che c’è poco di cui discutere e che questa non è l’ennesima cosa per cui solo indignarsi a comando, ma poi fregarsene, beh, un po’ allora ve lo meritate. Fate girare e se avete qualcosa da aggiungere o correggere, sapete come fare.

Pronto, chi parla?

Mamma sto arrivando. Butta la pasta.

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