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La festa dei (non) lavoratori

Oggi è il 1° Maggio. Un po’ come tutte le feste, diventa un pretesto per un pic-nic o per una gita fuori porta. Tutte le ricorrenze però, almeno in origine, avevano un significato.

Più precisamente, con essa si intendono ricordare le battaglie operaie volte alla conquista di un diritto ben preciso: l’orario di lavoro quotidiano fissato in otto ore. Tali battaglie portarono alla promulgazione di una legge che fu approvata nel 1867 nell’Illinois (USA). La Prima Internazionale richiese poi che legislazioni simili fossero approvate anche in Europa.

Il tasso di disoccupazione sta arrivando al 10% secondo dati OCSE. Insomma, va tutto ok. Io ho 22 anni e lavoro da 2 in un’azienda importante e teoricamente mi dovrei considerare fortunato. Invece a causa della precarietà del lavoro, mi sono trovato più volte ad abbandonare anche solo il pensiero di cambiar lavoro, per paura di trovarmi a piedi. Beh, non è proprio il massimo lavorare per paura di non perdere il lavoro.  Non è neanche il massimo morire mentre si lavora: su questo sito trovate un po’ di numeri.

Ma poi… diciamocelo… qua si può… 8 ore di lavoro al giorno vi sembra un orario così normale? Forse nel 1867 sì, ma oggi i mezzi sono un po’ cambiati: Internet. Questa parola pone un bivio tra la storia antica e la storia moderna. In Italia quante persone sfruttano veramente Internet per lavorare? E non parlo di cazzeggiare su Facebook mentre si lavora, ma parlo di evitare inutili viaggi, smog, incidenti e traffico quando se ne può fare a meno. Io sono un programmatore e indovinate un po’ di che mezzi necessito? Una sedia, un computer e un bagno. Si da il caso che proprio nella stanza da cui io sto scrivendo questo post ho il 66% del necessario e il restante è proprio a qualche metro. Probabilmente 3 ore di viaggio al giorno sono un giusto compromesso per portarmi a casa 1000 € di cui, tolte le spese di cibo e viaggio stesso, mi rimane molto meno.

Oggi mi sento buono e allora mi metto anche dalla parte dei capi: non pare, ma lavorano anche loro! Tutte le tasse che devono pagare sui dipendenti, di certo non agevolano le assunzioni. Ecco qua il lavoro nero. Ma almeno siamo il paese dell’estro, del genio, di Leonardo da Vinci, no? I nostri ricercatori li paghiamo bene allora? Diamo un’occhiata qua. Pare proprio che ci sia molto da festeggiare.

Parte costruttiva del post: boh. Cerco sempre di bilanciare un po’, ma talvolta è veramente difficile avere una soluzione o una proposta a portata di mano. Non mi pare però neanche giusto non esporre i miei pensieri solo perché non ho una soluzione migliore. Per me è importantissimo che le persone sappiano. Più persone conoscono la verità e più è facile trovare una soluzione o più di una soluzione. E sono sicuro che la soluzione si trova nelle menti di chi ha questi problemi e di chi ha voglia di cambiare. Se guadagni 20.000 € al mese per stare a sedere in Parlamento e rilasciare qualche intervista supercazzolara, non sei troppo stimolato a sistemare le cose. Però non voglio neanche che si sfondi nel “sontuttiuguali” e nell’urlare a caso, senza poi fare veramente qualcosa. Insomma, ricordatevi che il 1° maggio di 100 anni fa era un traguardo, perché effettivamente 8 ore di lavoro regolamentate era cosa buona e giusta. Oggi non c’è niente da festeggiare.

Una volta a Natale nasceva Gesù.

Oggi si regala l’iPhone.

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