
Insomma caro Alberto, manca ormai pochissimo al grande evento. Poche ore, giusto?
Ah, sì, sì…
Tutto ok? La vedo un po’ giù… se vuole rimandiamo l’intervista.
Beh un po’ di stanchezza, un po’ di pensieri. Sono stati due mesi molto intensi e densi di cose a cui non ero abituato. Ho fatto tante interviste e dopo un po’ sentirsi chiedere le stesse cose annoia. Perché non mi chiede qualcosa di diverso? Qualcosa che mi possa sorprendere. Qualcosa che non sia il solito “com’è nata l’iniziativa?”. Ha l’occasione di fare uno scoop e sappiamo entrambi che lei è qui per questo.
Immagino che comunque lei sia pieno di entusiasmo. Oltre 240.000 persone!
Sono stanco. Molto stanco. Essere arrivato fino ad oggi ancora vivo, mi fa capire quanto sia stata forte la spinta iniziale, ma non nego che ci sono state tante complicazioni, tanti problemi. Non trovo giusto che un viale così bello, debba trovarsi su una salita così ripida. Mi pareva comunque che ci fossimo messi d’accordo su domande non banali?
Ha ragione. Allora ci provo. Come ha indovinato il binario 7?
Ancora quella storia (ride)! Senza nessun trucco, lo giuro. Ho indovinato il binario 7 a Roma, ma sicuramente quel giorno ci sono stati tanti binari sbagliati in altre città. C’è sempre qualcuno che vince. Perché proprio io? Perché a qualcuno tocca. Niente di più, niente di meno.
Cosa cambierebbe di questi 2 mesi?
Non so. Sono convinto che se avessi avuto più tempo a disposizione avrei fatto molto di più. Il lavoro è stato un blocco importante e mi ha impedito di dare il 100% nella diffusione di questa iniziativa. Ma mi chiedo comunque quanto avrebbe significato anche il solo raddoppiare i partecipanti. Forse non è una questione di numero e forse non è stata messa abbastanza attenzione su un particolare: l’attesa del 26 marzo.
Cosa intende?
Domani è quello che lei definisce il grande giorno ed effettivamente un giorno importante lo è. Ma cosa sono stati per me questi mesi? Non lo vuole sapere? Sono stati due mesi di un’intensità pazzesca. Ho parlato con migliaia di persone e molte mi hanno insegnato parecchio. Ho dato, ricevuto, imparato, insegnato. E’ stato un frullato di persone. Poche cose mi avevano reso così felice. Ho fatto nottate e nottate a rispondere ad ogni singola mail, ogni singola richiesta e l’ho fatto perché mi divertiva, mi piaceva. Per me domani non sarà un giorno, ma sarà qualcosa di più.
E dimmi Alberto, cosa c’è che non va? E’ Lei? Ho saputo che…
Non sono affari suoi.
A questo punto dell’intervista Alberto Schiariti si è alzato ed è andato via. Pare che qualcosa lo abbia turbato. Questi due mesi sembravano averlo segnato in maniera strana. C’era l’entusiasmo del successo della sua iniziativa, ma ho notato che c’era qualcosa che non andava. Era molto stanco e mentre lo intervistavo il suo sguardo era assente.
Che strano.
Sono stanco anche io.
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