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Censura circense

Quando a Sanremo (ma possibile che mi tocchi nominarlo nuovamente!?) è arrivato Cristicchi con il suo motivetto su Carla Bruni, la censura circense si è messa subito all’opera. C’era un tempo, quando regnava Il Busto e i treni arrivavano in orario, dove la censura era violenta. In realtà anche oggi, in paesi come la Russia per citare il più grande, si pratica una censura violenta. Ma ciò provoca martiri ed essi non sono che legna di prima qualità per la brace della libertà di parola.

Come si ovvia a questo problema? Semplicemente si sommerge il popolo di tonnellate di informazioni inutili e si ridimensionano quelle importanti. Nei casi più estremi si può anche essere costretti a dover applicare ancora il vecchio metodo, ma generalmente un bel culo fa il suo sporco lavoro. Perché parlare della pressione fiscale record (addirittura più alta dei tempi di Romano Parmacotto Prodi), quando si può benissimo parlare delle presunte corna di Sarkozy? Oppure perché parlare della denuncia di Cristicchi contro la disinformazione, quando si può tranquillamente creare ad arte una storia in cui Carla Bruni rifiuta di venire al festival per colpa sua? Se fossi al governo, non ne vedrei motivo.

Dato però che io al governo non ci sono, vorrei sentir parlare del culo di Carla Bruni solo se veramente non ci fossero cose più serie. Qua trovate un ampio rapporto sui numeri dell’informazione italiana, ma qualche dato ve lo riporto direttamente perché è inquietante: nel 2008 l’Etiopia non se l’è passata benissimo tra guerre civili, carestie e altre belle cose. Bene, i nostri notiziari in un anno hanno sfornato ben 6 notizie su questa situazione, ma la Francesina dal tricolore daltonico ha avuto l’onore di calcare i nostrani (in realtà si-strani) palcoscenici mediatici con ben 208 notizie. Ogni 35 notizie su di lei, ne sfuggiva una sull’Etiopia.

Estate 2008: mentre nello Zimbabwe c’è una delle più gravi crisi di colera, la Gregoracci viene penetrata dal folle amore del suo quasi coetaneo Briatore. Il match si conclude 12 a 33 per l’interessante coppia. Ok, proviamo allora a dare un po’ di vantaggio al Sudan, analizzando un anno di Tg e prendendo invece solo i mesi estivi dall’altra parte. Anche stavolta la spunta il temibile caldo portandosi a casa un punteggio di 81 a 53.

Inutile ribadire che il mezzo di informazione più usato è ancora la TV, quindi la situazione che si viene a creare è di non consapevolezza della censura e di persone che ti vengono a dire “Censura in Italia? Ma che dici!?”. La soluzione? Internet. Qua c’è tutto: il vero e il falso. Ribadisco: il vero e il falso. Allenatevi a trovare il vero e non ascoltate chi vi dice che su internet ci sono tante bufale. Non perché non sia vero, ma perché non è affatto una scusa per non usarlo. Inoltre il falso su internet è facilmente scopribile, data la natura interattiva di questo mezzo, mentre in TV non si può far altro che subire passivamente le informazioni senza neanche chiedersi se è roba vera o se è roba importante.

Io lo so che le tette vi piacciono e che il Grande Fratello vi ammalia, ma sono fatti apposta per ciò. E’ un incantesimo e finché ci sarà gente ipnotizzata, il pifferaio continuerà a suonare. E no, non dite che ne siete consapevoli e lo guardate comunque solo per divertirvi, perché è qui l’errore. E’ qui che il pifferaio se la ride beatamente. E’ qui che le vostre difese non recepiscono più il pericolo. Siete voi che aprite la porta al ladro e gli indicate i pezzi più pregiati della vostra casa. E’ intrattenimento neanche fine a se stesso (già sarebbe un notevole passo avanti), ma fine a distrarvi. Siamo sporchi di reality, di veline, di teenager con il vizio del canto, di Fattori X, di Isole dei Mafiosi, di Non-Amici, di gossip. Sotto tutta questa robaccia la vostra tremolante mano non ha né la forza, né la voglia di uscire. E’ un crogiolarsi in una pozza d’acqua, mentre pensate d’essere al mare. Vi sentite impegnati, stressati, carichi di informazioni, ma non vi fermate un secondo a vedere cosa c’è dentro il pesante zaino che avete in spalla. Trasportate merda e pagate perché se ne produca altra.

La verità è come il vetro.

E’ trasparente se non è appannato.

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