© 2010 albyok 1Anno

Pensoscrivo Atto I

1 anno di blog. 78 articoli. 852 commenti. 206.113 visite. Numeri, numeri, numeri. Persino antipatici. Antipatici perché sono stati alterati dall’ormai noto evento delle ultime settimane. Ma così è.

Ho aperto questo blog un anno fa, ma mi pare sia passato molto meno tempo. Se rivedo le foto degli articoli, mi pare di averli scritti tutti ieri. In ognuno di loro c’è una parte di me e per quanto la mia scrittura sia romanzata, dietro ogni parola c’è un vero pezzetto di me. Che ci crediate o meno. Sono quello dei primi articoli su Englaro e Travaglio, quello della recensione di qualche film, del terremoto, di Gatì, della Lista Civica, del Battesimo, di Berlusconi, dell’Amore, della Patria, della Musica, della Poesia, del mio primo capitolo, di V, dei libri… Una mia amica mi ha detto una volta che nel mio blog non parlavo mai di me. Il mio blog è me.

Un’altra cosa che ho imparato è che riceverai sempre critiche. Qualsiasi cosa tu dica. Soprattutto se ti esprimi su 78 argomenti. Ma, persino odiandole (diffidate da chi dice di amarle!), le critiche fatte con la testa servono. Quelle per partito preso e guidate solo dallo stomaco, onestamente non meriterebbero neanche risposta. Blog però è anche questo.

Il bello dello scrivere, è che ti permette di bloccare le emozioni. Se io apro un mio post, mi ricordo esattamente cosa provavo quando lo scrissi. L’unica cosa che forse non si evince troppo dai miei post è la mia demenzialità. Sì, non sono quel profondo santone che all’apparenza può sembrare. Non che reciti una parte, anzi! Però più di una volta ho avuto l’impressione di apparire troppo impegnato, troppo qualcosa. Boh. Sensazioni. Son questo, ma anche altro.

Nello scrivere questo post, ha prevalso la dolce leggerezza del disquisir a caso. Le bombe arriveranno. Intanto però il motto cambia. La solitudine è scomparsa e c’è una frase che mi ha colpito parecchio quest’anno. Viene dal libro “Il Maestro e Margherita”. Io la interpreto come un prepotente richiamo alla verità. La verità di chi lotta per qualcosa che sa esser giusta. La speranza di chi non si arrende davanti a compromessi.

Questo è il fatto.

E il fatto è la cosa più ostinata del mondo.

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